Chiacchiere del 18 dicembre 2010

Buongiorno.

Stamani freddo intenso con cielo sereno.

E’ una giornata importante, oggi, per i miei nipotini. La giornata della recita natalizia della Scuola Materna. I postumi della scarlattina impediranno ad Enrico di partecipare ed è un vero peccato, perchè, come Irene, è preparatissimo e conosce alla perfezione sia le poesie, sia le canzoncine che i passi di danza che sono stati insegnati loro per l’occasione dalle loro maestre. E’ la sua prima piccola-grande delusione, poverino. Se ne è, però, fatto una ragione e va ripetendo che è contento lo stesso perchè Irene, almeno lei sta bene e farà la recita.

La lettura dei giornali non regala nessuna notizia, mi pare, che possa mettere di buon umore.  La crisi economica determina scelte drammatiche: un portavalori di Siracusa si è appropriato del furgone blindato con cui trasportava il denaro. Ha impiegato una parte dei soldi per saldare il debito di 5000 euro con una finanziaria, un’altra parte per colmare uno scoperto che aveva in banca e poi ha restituito il furgone e il resto del bottino. Ha pagato i suoi debiti insomma, anche se ora gli resta da pagare quello con la giustizia. Vicino a Bergamo un uomo di 58 anni è morto d’infarto mentre spalava la neve. Il maltempo, la neve, d’inverno sono cose normali ma quest’anno hanno cominciato prestissimo a diventar pesanti. Non siamo più abituati ai lavori manuali, ci impigriamo dietro le scrivanie e nelle poltrone, mangiamo in modo esagerato (parlo per me) e la paura è che ogni piccolo sforzo potrebbe essere quello fatale. Tra i buoni propositi di fine anno bisogna mettere: adeguarsi ad una dieta, far più movimento, fumare di meno. Me lo propongo tutti gli anni e poi… Sul Corriere leggo lo sfogo di alcuni poliziotti dopo i fatti di Roma del 14 scorso:

«Per noi è una vocazione, abbiamo difeso Roma da un’orda di barbari»

«Avevano picconi e accette. Noi i bersagli per 1.200 euro»

«Dio non voglia che questi, un giorno, raggiungano il loro scopo: uccidere uno di noi. Come gli ultrà hanno fatto con Raciti. Perché allora non so proprio come andrebbe a finire. I politici, gli onorevoli come li chiamo io, devono capire che bisogna cambiare strada. Subito». «Drago» è una montagna. Lo è nell’aspetto, ma anche dentro. Due lauree brevi, una famiglia da mantenere. Gianluca Salvatori («Ma se non dite Luca Drago nessuno mi riconosce», ci tiene a sottolineare) ha 43 anni, è un assistente capo della polizia. E un punto di riferimento per gli agenti del Reparto mobile di Roma. Un celerino, insomma. Di quelli che martedì scorso si sono ritrovati a fronteggiare centinaia di teppisti scatenati.

Leggo sul Fatto Quotidiano un titolo di quelli che mi piacciono perchè è costituito da un gioco di parole. Peccato però che ciò che stigmatizza sia tutto meno che un gioco. Un inno alla memoria corta e alla facciatosta.

QUANDO LA RUSSA ERA LA RISSA

Davvero non si devono ascoltare le ragioni di chi protesta senza condannare la violenza?
Il ministro e Lega dicono di sì. Dimenticando le minacce di rivolta armata di Bossi, i morsi di Maroni
ai polpacci dei poliziotti e le manifestazioni finite nel sangue a cui partecipava il giovane Ignazio

Ad Annozero La Russa si scaglia contro uno studente della Sapienza “colpevole” di non aver apertamente condannato gli episodi di violenza avvenuti martedì a Roma. “E’ apologia di reato”, grida il ministro che salta in piedi e raggiunge Michele Santoro dando del vigliacco al ragazzo. Il conduttore calma gli animi: Dobbiamo discutere anche con chi non prende apertamente le distanze dagli scontri accettando le opinioni di tutti. Ma il titolare della Difesa continua ad attaccare (guarda il video). Eppure lui, come altri esponenti del governo, hanno un passato, a volte nemmeno non troppo lontano, costellato di manifestazioni e comizi in cui la violenza veniva esaltata. Dai “fucili già carichi” dei padani di Umberto Bossi (leggi l’articolo), alla condannata per resistenza a pubblico ufficiale del leghista ministro dell’Interno Maroni per aver addentato il polpaccio di un agente di polizia. Fino alla turbolenta gioventù di La Russa che, da leader dei neofascisti milanesi, fu indicato dalla stampa tra i “responsabile morali” della morte di Antonio Marino, un poliziotto di 22 anni. Romano La Russa, fratello del ministro, finì a San Vittore per “adunata sediziosa e resistenza alla forza pubblica” (leggi l’articolo). Erano gli anni 70.  In centro a Milano, l’attuale ministro incappò in Sergio Cusani, allora militante del movimento studentesco, e arrivò a sparare. Con una scacciacani.

A Roma e Firenze tutti pazzi di gioia per la neve. FB e You Tube ridondano di foto e video di monumenti imbiancati.

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