CHIUSO (di Teresa Ferri)

CHIUSO

 

L'AUTRICE: Teresa Ferri - Università di Urbino

Una ragnatela di filo spinato
a intrappolare ogni volo di Pegaso.

Le ali imbrattate di catrame
sfiorano, sporcano l’orizzonte
che si chiude sullo sguardo
mentre le mani annaspano
nel tramonto che incrudelisce
sulle colline.

In rifrangenza d’attimo
tutta la vita
scorre in rivoli rossi
e una bestemmia afona
pende in ghigno dal cielo.
In lontananza cattedrali di sabbia.

Teresa Ferri

Copyright©2010 Teresa Ferri (inedita) tutti i diritti riservati

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Conosco Teresa Ferri da quando la chiamavo Idea Vagante, vale a dire da una diecina d’anni. Sono dunque dieci anni che leggo le sue poesie e, in tutto questo tempo, mai una volta ho dovuto smorzare il mio entusiasmo per ciò che scrive e per come lo scrive.
Per sua gentile concessione pubblico qui una delle sue più belle poesie (vi confesso che la scelta è stata molto difficile;  se non temessi d’esagerare vorrei poterle pubblicare tutte, per condividerle con chiunque, per avventura, approdasse su questo sito.)
Ciò che mi sbalordisce della capacità poetica di Teresa, è la semplicità e la nettezza dei tratti.  La sapienza con la quale usa le parole lascia poco spazio alla fantasia altrui che resta, invece incatenata alla sua e, seguendone i percorsi, sa di non sbagliare.
Se la ragnatela da lei immaginata è capace di intrappolare Pegaso, nulla potranno il sogno e l’estro: con Pegaso resteranno imprigionati nella realtà immanente. La quale realtà non manca di essere rappresentata con pochi, efficacissimi, versi e con immagini che ne rendono appieno la tragicità, come quel tramonto che “incrudelisce” sulle colline. Quante ultieriori immagini è capace di autogenerare un verso come questo?
I versi conclusivi non attenuano l’ansia, anzi, l’impeto di versi come il penultimo (quella bestemmia che pende come una smorfia di disgusto o di scherno dal cielo) confermano che la manifestazione del divino, appena adombrata, non è consolatrice e non genera speranze.
Del resto l’uomo non le merita quando i  monumenti a se stesso e a Dio, che è stato capace di innalzare, altro non sono che castelli di sabbia.
Benito Ciarlo
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