What a wonderful world!

La giornata era di quelle che ti sentivi in dovere di ringraziare Dio. La temperatura mite, il cielo sereno, il giardino stracolmo di fiori ed erbe ch’erano essi stessi un inno al creatore.
Le mamme girovagavano distratte spingendo passeggini e i bimbi che, come per miracolo, erano tutti taciturni, assorti ad ascoltare un concerto di passeri e rondini.
In giornate come quelle il Biòva sentiva per intero la bellezza della scelta che aveva fatto vent’anni prima di vivere per strada. La sua casa se la portava addosso come le lumache. Ma rispetto a quella delle lumache la sua era una casa minuscola tanto che stava tutta in un tascapane legato al collo.
La mattinata era trascorsa bene e già pregustava il momento di quiete che il mezzogiorno gli riservava. Tra breve le mammine e i mocciosi sarebbero tornati a casa per il desinare e lui avrebbe potuto recuperare in tutta tranquillità e senza dar fastidio a nessuno la sua amata panchina sotto il platano.
Infatti da lì a breve, mamme e carrozzine cominciarono a sfollare ma il buon Biòva s’accorse che sulla sua panchina restava seduta in silenzio una bellissima, elegantissima, dolcissima signora sola. Era assorta a leggere un giornale dalle pagine colorate di rosa. Esitò, fece il giro del parco, poi, risoluto, tornò sui suoi passi, guadagnò l’estremità opposta della panchina e sedette.
La dolcissima signora sola, abbassò il giornale per un attimo e rivolse uno sguardo all’uomo che intanto aveva aperto il tascapane traendone un tozzo di pane raffermo e una crosta di formaggio.
L’istinto l’avrebbe fatta scattare come una molla. Sarebbe andata via all’istante, perché l’odore che proveniva dall’uomo, nonostante fosse a una certa distanza da lei, era davvero insopportabile. Non lo fece, invece, perché un ragionamento la paralizzò. “Io non sono come le Signore Bene di Nocturna” continuava a pensare, ricordando il racconto letto su Versi & Prosa la sera prima. “No, devo restar ferma per non offendere la sensibilità di questo pover’uomo. E’ un uomo anche lui dopotutto“…
Biòva continuando a guardarla di sottecchi s’accorse che la donna aveva rivolto lo sguardo nella sua direzione e ciò nonostante era rimasta seduta su quella panchina senza, che dico, nemmeno guadagnare quella vicina o un’altra delle tante che c’erano nel parco. Questo lo incuriosì e gli diede il coraggio di salutarla:
– Buongiorno, signora! Bella Giornata, non è vero?
– Buongiorno -, rispose lei con cortesia, – davvero splendida!
Biòva aveva tra le mani il suo misero pranzo. Stava per morsicare il formaggio, ma si immobilizzò prima che il cibo toccasse la bocca e guardando la donna domandò:
– Vuole mica favorire?-
. -No, grazie-, rispose la signora
– Senza complimenti!-
– Non faccio complimenti, grazie… ho fatto colazione tardi, non ho appetito.-
– Allora mangerò da solo-, concluse l’uomo massacrandosi le gengive contro il pane raffermo.
La donna lo sentì masticare e mugolare di piacere (ma com’era possibile?) per un buon quarto d’ora. Poi, il barbone si mise quasi con grazia il dorso della mano sulle labbra ed emise un rutto che azzittì gli uccelli.
– Mi scusi signora, succede sempre quando mangio troppo e bene. L’ingordigia si paga… –
– Ma le pare? E di che?- rispose lei.
L’uomo trasse dal taschino della giacca una bottiglietta che un tempo aveva contenuto del succo di frutta e che ora era piena per tre quarti di vino bianco. Si ripulì le labbra col dorso della mano libera e stava per attaccarsi alla bottiglia quando si bloccò di nuovo e, girandosi in direzione della donna allungò il braccio:
-Ne gradisce un sorso?.-
La donna, ancora una volta riuscì a simulare un sorriso molto cortese:
– No, grazie, sono completamente astemia.-
– Prego, l’assaggi, non è forte, è un vinello leggero…-
-No, grazie non insista, mi farebbe male –
Un’altra lunga pausa di silenzio seguì il rumoroso tracannamento di quel mezzo quarto di vino da parte dell’uomo il quale però cominciò a stiracchiarsi e a buttar fuori dei lunghi sospiri di soddifazione:
– Cosa vuoi di più dalla vita? – si ripeteva a bassa voce, – Hai mangiato bene ed hai bevuto meglio – . Intanto che monologava faceva sibilare l’aria negli spazi fra i pochi denti e ogni tanto sputava frammenti di cibo liberati da quell’azione pneumatica.
La dolcissima signora cautamente cominciò a ripiegare il giornale pensando che fosse giunta l’ora d’andarsene. S’era fatta scrupolo di non offenderlo, ma costui era davvero insopportabile, dava la nausea.
L’uomo sempre restando seduto allungò la gamba destra e quasi contemporaneamente infilò la mano sinistra nella tasca della giacca e quella destra in quella dei pantaloni. Nella sinistra, apparve una cartina spiegazzata e bisunta e nella destra che aveva a lungo girovagato nel fondo della tasca dei calzoni, qualche briciola di tabacco e molta sporcizia. S’arrotolò una sottile sigaretta i cui lembi incollò passandosela fra le labbra, quasi ciucciandola.
– Dica un po’ bella signora, non ci avrebbe mica un cerino?-
La donna gli porse un accendino bic tenedolo con la punta delle dita. Non distolse lo sguardo (io non sono come le signore bene di Nocturna, si ripeteva) perciò notò con ulteriore meraviglia la felicità dipinta sul volto di quell’uomo mentre aspirava la prima boccata di fumo. Gli disse di tenerselo l’accendino che ne aveva un altro. Per risposta Biòva inalberò un sorriso a trentadue denti (si fa per dire) e rivolgendosi al lei ancora una volta chiese:
– Vuol fare una tirata?
La dolcissima signora continuò a fare la dolce ma non rispose, si limitò a scuotere il capo.
Fumando l’uomo le confidò d’essere felice:
– Ho mangiato, ho bevuto, sto fumando all’ombra, seduto vicino ad una bellissima signora… – la guardò arrossire
– a proposito, ha rifiutato qualsiasi cosa io le abbia offerto, perciò presumo che…  di trombare non possiamo nemmeno parlarne, vero?

Copyright Benito Ciarlo® (tutti i diritti riservati)


I see trees of green, red roses too
I see them bloom for me and you
And I think to myself, what a wonderful world  

I see skies of blue and clouds of white
The bright blessed day, the dark sacred night
And I think to myself, what a wonderful world

The colours of the rainbow, so pretty in the sky
Are also on the faces of people going by
I see friends shakin’ hands, sayin’ How do you do?
They’re really saying I love you

I hear babies cryin’, I watch them grow
They’ll learn much more than I’ll ever know
And I think to myself, what a wonderful world
Yes, I think to myself, what a wonderful world

Oh yeah

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