MI SAI DIRE PER CHI E’ FATTO UN LIBRO?

Mio padre era un uomo di poche parole e dava scarse soddisfazioni.
Una volta all’anno, a Natale, fino a quando un ictus lo costrinse per sempre su una sedia a rotelle togliendogli l’uso degli arti superiori e della parola, esternava l’amore per i propri figli regalando loro un libro a testa.
Mio padre era un lettore accanito e conosceva bene i gusti di ciascuno di noi, per cui non ci stupivamo più di tanto se ogni Natale, il libro che ci regalava era proprio quello che noi desideravamo di più in quel momento. Questa sua abitudine era assurta al ruolo di tradizione, poiché continuò a mantenere inalterata la qualità del suo regalo di Natale anche per i figli nel frattempo cresciuti, sposati e via da casa.
In reltà i regali erano sempre due: un libro e una sfida.
La sfida era costituita dalla dedica, ogni anno diversa, ogni anno tratta da uno dei suoi autori preferiti. Egli ricopiava, in bellissima calligrafia il brano tratto da un altro libro che, a suo modo di vedere giustificava il dono e poi lasciava a noi il piacere di scoprire di quale libro si trattasse e chi ne fosse l’autore.
Conservo ancora tutti i suoi regali di Natale come un ricordo di quelli che furono i pochi momenti di gioia intensa che seppe regalarmi. Riguardo con nostalgia quelle frasi tratte ora da Collodi, ora da Gabriele D’Annunzio, più tardi da Carlo Emilio Gadda, poi da Benedetto Croce e da altre illustri Autori di cui era piena la sua libreria. L’ultimo libro che mi regalò porta la data del Natale 1980 ed è intitolato – in omaggio alle mie curiosità di allora sulla Riforma-: Eretici Italiani del Cinquecento di Delio Cantimori, una bella edizione della Biblioteca Sansoni.
Sul primo risguardo di copertina come al solito era vergata di suo pugno, come sempre con inchiostro stilografico nero, la dedica; la calligrafia già incerta rispetto agli anni precedenti denunciava, forse, i primi sintomi del male che da lì a poco gli avrebbe immobilizzato per prima e per sempre, proprio la mano destra.  

“ Natale 1980
Benito,
“mi sai dire per chi è fatto un libro?
Stai lontano dai libri che sono stati fatti per questo o per quello. Anche un libro che è scritto in cinese, l’ hanno fatto per te. Si tratta sempre di imparare le parole di un altro uomo. Tutti i libri che valgono sono scritti in cinese e, non sempre, c’è chi li traduce. Viene il momento che sei solo davanti alla pagina, com’era per lo scrittore che l’ha scritta. Se hai avuto pazienza, se non hai preteso che l’autore ti trattasse come un bambino o un minorato, ecco che incontri un altro uomo e ti senti più uomo anche tu.”
Buon Natale
papà.”

Non fui in grado di stabilire quale libro avesse saccheggiato mio padre quell’anno per commuovermi e continuare ad insegnarmi qualcosa. Sospettai persino che, una volta tanto avesse usato parole sue, ma le virgolette che racchiudevano quella splendida esortazione denunciavano fuor d’ogni dubbio che i diritti d’autore appartenevano ad altri…

Gli eventi precipitarono molto presto e non fu più possibile sapere da lui la fonte di quella frase.
Qualche mese dopo la sua morte, mia madre mi chiese di mettere in ordine le carte del babbo e di catalogare tutti i suoi libri, in modo che io stesso e i miei fratelli potessimo scegliere quali volevamo in suo ricordo.
Cercai disperatamente per giorni di risolvere il piccolo mistero della dedica. Quando ormai vi avevo quasi rinunciato mi caddero sotto gli occhi dei ritagli di giornale tenuti insieme da un fermaglio. Erano gialli e sfatti ma ancora leggibili. “Il Re lascia l’Italia”, “De Gasperi chiede aiuti economici all’America” e poi ridotto quasi ad una velina stropicciata, un trafiletto tratto da un numero dell’Unità edizione torinese del 1948: “mi sai dire per chi è fatto un libro?”. Cercai la firma con curiosità crescente ed infine lessi: Cesare Pavese.
Strano, molto strano.
Mio padre non è mai stato di sinistra; del resto se mi ha imposto il nome che porto una ragione deve pur esserci stata… Detestava l’Unità e detestava Pavese; di questo ne ero certo perché la sua voluminosa libreria non altro conservava di quello scrittore se non quel miserabile ritaglio di giornale.  

A distanza di anni so che mio padre i libri di Pavese non li ha mai comprati ma li ha letti tutti. Mi è bastato dare uno sguardo alla sua scheda della biblioteca comunale. Se uno avesse dovuto giudicare soltanto dai titoli elencati su quel cartoncino avrebbe dedotto che mio padre amava da morire non soltanto Pavese, ma anche Fenoglio, Pasolini, Vittorini e Calvino.

Già, caro papà, non esistono libri scritti per questo o per quello. Anche i libri di “quei cinesi” erano stati fatti per te.
Grazie per la grande lezione che mi hai impartito attraverso quelle parole. Le ho trascritte a mia volta sul libro che questo Natale ho regalato a mio figlio e spero che, tra qualche anno, lui faccia altrettanto col suo.

 

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3 pensieri riguardo “MI SAI DIRE PER CHI E’ FATTO UN LIBRO?

  1. Fu la mia mamma a trasmettermi l’amore per i libri e per la lettura. Ricordo che, nonostante in casa mia soldi ne circolassero pochi, si riusciva a leggere moltissimo,sia perché qualche lira per libri tascabili si trovava sempre (anche a costo di rinunciare ad un paio di scarpe nuove) sia perché le biblioteche comunali sono sempre state molto frequentate dai membri della mia famiglia. L’amore per la lettura è stato un grandissimo regalo che mia madre mi fece, forse uno dei più grandi.Ciao Ben!

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  2. Un libro è fatto per te quando non è stato scritto per te . Quando ti fa conoscere un uomo che non sei tu e ti trasporta nel suo mondo. Non vuole insegnarti nulla, ma ti aiuta a conoscere “l’ altro” e te stesso , nella misura in cui ti riconosci nell’ altro o te ne discosti. Ora che ho risposto alla domanda, posso dirti che questo tuo scritto, che ritengo autobiografico, mi ha molto coinvolto , per la limpidezza della forma e per il contenuto Perchè vi ho visto mio padre , la sua libreria del primo novecento, il suo amore per la lettura e il suo intelligente modo di farcela amare anche a noi figli. Quando da piccoli mamma ci regalava giocattoli lui ci regalava un libro: grande, illustratissimo accattivante, che seguiva i nostri gusti a seconda dell’età. Ci aveva educati talmente a questo amore per i libri, che anche i nostri risparmi del salvadenaio finivono nelle bancarelle dei libri. Di seconda mano, perchè c’era la guerra e i soldi erano pochi. Se sono quella che oggi sono, pur nella mancanza di istruzione scolastica, lo devo a quei libri e alla mia passione per la lettura.. Scusa se ho parlato di me, ma sono stata troppo coinvolta. Grazie.

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  3. Ti invidio un pò, Ben, mio padre leggeva in tante lingue e scriveva e traduceva, ma io non l’ho conosciuto. Deduco che debba leggere per sapere se un libro è scritto per me e quanti libri sono stati scritti per me. Non mi resta che leggere e forse anche scrivere.

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