MANOVRA: LE CONSIDERAZIONI DI UN GIOVANE – di Francesco Pozzato

  • Alcune considerazioni sulla manovra

    Francesco Pozzato

    Sentiamo spesso alla tv definire la crisi un’opportunità, ma per chi e per cosa nessuno ce lo viene a dire. In questi giorni, l’italiano medio affida ai social network la sua indignazione e le sue speranze, forse perché ha interamente perduto la fiducia nella carta stampata dei giornalisti, dove, diciamocelo chiaramente, aleggia moltissima cortigianeria.

    Da quarto e ultimogenito figlio ventunenne di padre sufficientemente agiato (benessere costruito in 36 anni di contributi, retribuiti ora con una pensione modestissima!), voglio dire la mia sulle decisioni prese dagli ultimi esecutivi in materia di crisi. Ne consegue chiaramente, da letterato quale reclamo d’essere, che non sia un esperto di economia, come l’attuale premier, senatore a vita Mario Monti. Mi limiterò quindi superficialmente ad alcuni articoli della manovra, senza addentrarmi troppo in rovi dai quali difficilmente uscirei, data la mia completa ignoranza a riguardo.

    Cominciamo dalle pensioni.

    Il nuovo decreto prevede, come già sapete, il criterio contributivo e non più retributivo, abbassando decisamente le future prospettive salariali, designando un potere d’acquisto certamente più povero da qui alla prossime generazioni, che difficilmente potrà strutturare quindi una crescita economica solida. Le altre misure introdotte chiudono in definitiva il mercato del lavoro ai giovani, prevedendo 43 anni di contributi e 66 (minimo!) di età: girava in questi giorni su facebook, una vignetta satirica nella quale un anziano rimproverava alla nipotina che egli all’età di lei già lavorasse; questa, beffardamente, gli rispondeva che ella all’età di lui ancora lavorerà. Pungente, eppur veritiera. Infine, la scelta di espungere l’adeguamento delle pensioni al carovita, provocherà un ulteriore indebolimento del potere d’acquisto, causando un calo delle vendite in tutti i settori con conseguente aumento dei prezzi e ristagno dell’economia.

    Veniamo all’ICI, ora IMU.

    Questo è forse il tasto più dolente, perché interessa immediatamente tutti i cittadini italiani. La scelta dei precedenti governi Prodi e Berlusconi di cancellarla sulla prima casa ebbe certamente un retrogusto populista, rivolto all’incetta di voti, ma sgravava pure le famiglie meno abbienti da un onere superfluo: una tassa sulla propria casa, costruita su una vita di sacrifici, non può che infastidire chiunque! Si dice che la reintroduzione di questa imposta porterà miliardi di euro nelle casse dello Stato, appunto, ripeto, dello Stato. Sarebbe, forse, stata più serenamente accolta, se il versamento fosse rimasto a disposizione dell’ente comunale, che l’avrebbe poi reinvestita in servizi fondamentali, come trasporti e sicurezza. Troppa poca importanza è stata data, a mio avviso, al possesso di una seconda o addirittura di una terza casa, dato che un tasso del 0,76% è eccessivamente basso, in relazione a un 0,4% sulla prima! Ne rimetteranno, come sempre, gli affittuari, sui quali i possidenti di una seconda casa faranno gravare l’IMU, e chi ha speso una vita a costruirsi un riparo dalle intemperie.

    Capitolo relativo all’aumento percentuale dell’IVA.

    Già cominciata dal governo Berlusconi come decisione estrema, l’incremento dell’IVA è decisamente non solo antipopolare, ma anche dannoso per la crescita. E’ allo studio persino la possibilità di accrescerla ulteriormente al 23%, quando nei Paesi UE si aggira mediamente al 15%. E’ noto che, quando un bene costa eccessivamente, nessuno tenderà ad acquistarlo, provocando giacenza del bene. Questo potrà o essere venduto a prezzo inferiore, impoverendo il capitale da reinvestire, o andare incontro a ulteriori rialzi di prezzo, finché non lo si dovrà acquistare per necessità, impoverendo quindi l’acquirente. Questa sarà dunque la fine a cui ci condurrà l’incremento dell’IVA, frenando gli acquisti prima, la produzione poi, la crescita infine.

    Nulla è stato fatto contro i privilegi della classe politica e contro le grandi ricchezze, spessissimo non dichiarati al fisco, nel nostro Paese: la flebile patrimoniale sulle auto e sulle barche ormeggiate avranno l’effetto del solletico sulla pelle di questi miliardi, esattamente come la cancellazione dei vitalizi parlamentari dalla prossima (chissà perché non da questa!) legislatura.

    In conclusione a questa riflessione, non vedo come chiunque tra noi, con un minimo di sale in zucca, potesse sottoscrivere un manovra tale: serviva allora un professore della Bocconi? Certo da un governo tecnico di menti geniali e uomini eminenti mi sarei aspettato (e penso di parlare in nome di tutta l’Italia che lavora quotidianamente!) un impegno diverso per cogliere finalmente l’opportunità di livellare le abissali differenze tra la casta e il popolo, che si impoverirà fino a non esistere più come ceto medio della nazione.

    Accolgo infine l’invito del premier a riscoprire un fiero patriottismo, convinto sì che l’Italia ce la farà, di nuovo, ma non grazie alla sua classe dirigente, ai suoi interessi antiumanisti e ai suoi privilegi scandalosi e scabrosi.

    Francesco Pozzato

Annunci

3 pensieri riguardo “MANOVRA: LE CONSIDERAZIONI DI UN GIOVANE – di Francesco Pozzato

  1. Chi decide cosa fare e come fare sono sempre stati coloro che anno i soldi, e loro anno voluto il governo tecnico fatto da loro uomini per difendere i loro interessi.
    Si parla forse di toccare stipendi e pensioni d’oro quando mai.
    Le loro ricchezze sono la crisi italiana, agende che incamera soldi mese dopo mese, senza intraprendere iniziative e pretendere di guadagnare sui soldi che spellato agli Italiani e continuano ancora. Il loro impegno e come mettere al sicuro il denaro a l’estero togliendo il denaro circolante in Italia.
    Raffaele scusate la grammatica

    Mi piace

    1. Non capisco, Aurora, se il suo commento alla mia esposizione è positivo o satiricamente offensivo. In ogni caso, non vedo come si possa condividere le sue scelte fatte dagli esecutivi in questo periodo, che vanno a colpire sempre i soliti, sempre allo stesso modo. E’ notizia di oggi che le tasse in Italia raggiungono il 45% del salario medio: non esattamente quello che si dice Stato democratico ed evoluto! Guardi, circa la mia estrazione le posso dire che sono figlio di operai-contadini che ha avuto l’immensa fortuna di poter studiare in un Liceo e di proseguire all’Università; per cui, non mi ritengo affatto un borghese.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...