LE VECCHIE NOTIZIE N° ZERO

Un articolo di vent'anni fa

DA: LE VECCHIE NOTIZIE (CLICCA QUI PER VEDERE LA PUBBLICAZIONE)

Da quando, diciottenne, giunsi a Serravalle Scrivia, ho sempre sentito parlare, ora con odio, ora con desiderio, della CIRCONVALLAZIONE.

Nel 1968 se ne parlava come di “una spesa inutile”, anzi dannosa, poiché secondo il pensiero allora dominante, deviare il traffico automobilistico fuori dal percorso cittadino, avrebbe significato un vero e proprio disastro economico per il paese.

Le fiorenti attività commerciali serravallesi di allora erano disseminate lungo l’asse principale che coincide con la Strada Statale che spacca in due la città, la stessa che tutti i veicoli, prima che venisse aperta la “camionale” dovevano attraversare per raggiungere Genova da Milano o da Torino.

Era un pensiero, quello, che risentiva fortemente di logistica antica, di trasporti che prevedevano soste prolungate intermedie e che avevano reso Serravalle una tappa obbligata per i viandanti e soprattutto per i trasportatori di merci. Era stato così per secoli e nessuno poteva immaginare quanto di lì a pochissimi anni, il traffico automobilistico avrebbe, invece pesantemente condizionato la vita dei cittadini.

In nome dei trasporti Serravalle aveva già subito delle mutilazioni, ancora oggi riscontrabili sulle strade che costeggiano la ferrovia (Via Roma e via Palestro in particolare) ma anche nella centralissima via Berthoud: case tagliate per lasciare il posto alla strda ferrata  e marciapiedi di larghezza irrisoria. Questo “vizio d’origine” che era considerato di poco conto quando le automobili in paese erano un lusso per ricconi, cominciò ad evidenziarsi in tutta la sua negatività quando, negli anni del cosiddetto boom economico si diffuse la motorizzazione civile, e le politiche privilegiarono il trasporto su strada delle merci a scapito della stessa ferrovia.

I più previdenti incominciarono, in quegli anni, a premere, verso i politici locali, perché sull’esempio di quanto già stava avvenendo nelle città limitrofe, si preoccupassero di salvaguardare il centro cittadino dai danni che

il traffico crescente avrebbe certamente provocato alla salute dei cittadini, alle strutture degli edifici e alla vita sociale . Altri, però continuarono ad osteggiare l’idea come fosse una calamità da evitare.

Questo contrasto di idee ha, di fatto, generato un immobilismo  che si è protratto per quasi mezzo secolo, nonostante si siano puntulmente avverate, se mai con effetti amplificati, le più pessimistiche previsioni  paventate dai fautori del progetto.

In parole povere, oggi il traffico automobilistico, non solo rappresenta il principale problema di questo paese, ma è all’origine di tutta una serie di problemi indotti che, nel loro complesso, portano a una scarsa o nulla vita cittadina, alla chiusura della maggior parte di tutte le fiorenti attività commerciali di un tempo e allo sviluppo di quartieri satelliti, magari molto eleganti, ma che vengono fruiti  – data la vita sociale pari a zero – come “dormitori” dai suoi stessi abitanti.

Sono più di quarant’anni che i cittadini, che la maggioranza dei cittadini, subiscono questo stalloe, quel che è peggio, non vedono nessuna vera prospettiva di soluzione di questo annoso problema.
Se ne parla, se ne discute tanto, ne parlano i politici nostrani, provinciali, regionali, nazionali, ad ogni approssimarsi d’una tornata elettorale, ma non si muove,  e temo non si muoverà una virgola almeno per i prossimi cinquant’ anni.

Benito Ciarlo


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...