IO VOGLIO URLAR CHE T’AMO E FESTEGGIARTI

 

E mi scoppia nel cuore

questa voglia d’urlare!

 

Così lacerata di ferite

reclami l’attenzione

dei figli irrispettosi

e la pietà di degli altri.

 

E che cos’è attenzione

se non una parola

sovente vuota

di significato?

 

E  non pietà è dovuta

a chi ci ha generato

e ci ha nutriti:

non la pietà

ché umilia!

 

Amore le si deve

enorme e puro

come quello degli alberi

o degli orsi .

Sviscerato e giocoso

come l’amor dell’ape.

Attonito e convinto

come quello del bruco

che vive di risurrezioni.

Come quello dell’uomo

dei primordi.

 

Amarti, Madre, è come

succhiar latte da seni inesauribili,

è come riscaldarsi alla fiamma perenne,

è rispettare il tuo discernimento

ch’altro non vuole

se non condivisione.

 


Ah Terra! Eterna Madre!

Quanto t’amo!

 

Benito Ciarlo 21 aprile 2012

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