PRIMO MAGGIO 1947 PORTELLA DELLA GINESTRA

PORTELLA DELLA GINESTRA

Ulula la miseria nella casa cadente
e tinge i volti smunti col nero della fame.
La rabbia mormora una nenia noiosa
lungo i sentieri e per i campi brulli.
Occhi di bimbi grandi come pugni
impolorano le briciole del desco d’Epulone.
Egli le nega ancora, come lo fece allora,
malgrado Gesù Cristo..
Gli uomini hanno capito i tempi?
A Portella mille bandiere al vento
e diecimila pugni levati al cielo,
chiedono il pane vero, questa volta!
Ed Epulone come sempre avanza
e affida al Generale Salvatore
d’abbatter le bandiere l’incombenza.

Lo stridore del piombo che penetra nell’ossa,
confusamente, sotto forma d’eco,
è giunto, spento, fino ai giorni nostri.

Benito Ciarlo 3 /5/1999


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