IL 5 MAGGIO, MANZONI E LE INTERVISTE IMPOSSIBILI

Così ridevano i nostri papà.

Ecco una gustosa e delicata satira letteraria apparsa il 5 maggio 1962 sul quotidiano Stampa Sera di Torino, a firma di Riccardo Morbelli e con le illustrazioni di Apolloni.

 Intervista in ritardo

…ad ALESSANDRO MANZONI

 Brusuglio, maggio. Trovandoci nella città lariana per ragioni di servizio, abbiamo approfittato di una sosta del noto “processo dei fidanzati di Lecco” per recarci a Brusuglio a intervistare il romanziere che, col suo libro, ha svelato lo scandalo di cui si occupano ormai tutti i giornali.

Si tratta, come è noto, di un processo che ha molti punti di contatto con quello che si sta svolgendo a Mazzarino contro i frati di quel convento. Un parroco dei dintorni, tale Don Abbondio, per evitare rappresaglie sui suoi parrocchiani da parte di taluni signorotti di Milano e provincia (si parla di Don Rodrigo, del conte Attilio e d’un’alta personalità che, per ovvie ragioni, si cela sotto l’appellativo di Innominato), aderendo all’intimazione di alcuni mafiosi detti “bravi”, si sarebbe schierato dalla loro parte impedendo il matrimonio di due giovani, Renzo Tramaglino, contadino, e Lucia Mondella, filatrice.

Le reazioni del focoso fidanzato sul povero sacerdote hanno provocato un’inchiesta della Curia ambrosiana, con l’intervento del Cardinal Borromeo in persona.

Ma questi avvenimenti sono troppo noti perché ce ne occupiamo oltre.

Assai più interesse può destare invece conoscere da vicino lo scrittore che, involontariamente, ha scatenato questo putiferio.

A tale scopo ci siamo recati in località Brusuglio, a pochi chilometri ria Milano.

E’ un ameno paesello, letteralmente circondato da ville civettuole che fanno corona a quella, aristocratica e fastosa, dove ha dimora abituale l’autore dei Promessi Sposi.

Suoniamo al cancello, e il domestico in livrea ci indica un distinto signore vestito di nero, capelli bianchi, fedine prolisse che — a passi brevi — sta compiendo la sua passeggiata serotina leggendo.

Come ci vede, rimane interdetto ; ma poi, con un amabile sorriso, ci viene incontro dicendo: — L’aspettavo.

— Forse giungo inopportuno: ho interrotto la sua lettura.

— E’ un autore che m’incuriosisce — dice l’illustre vegliardo — giacché ho letto da qualche parte che è considerato il Manzoni dei tempi moderni. E mi porge il volume tutto annotato, domandandomi:

— Lo conosce, lei, questo Pierpaolo Pasolini? Lo trovo un poco oscuro nelle sue espressioni. Per esempio, mi sa dire lei che significhi «battona? E “sprocetata” E “aribattuta”?

Pronunzia con tale candore i termini pasoliniani, che essi fuorescono dalla sua bocca, come purificati da una nuova verginità.

— Sono certo neologismi — continua il distinto signore — perché invano li ho cercati nel dizionario

— Veda — gli rispondo, cercando di sviare il discorso — Pasolini è un’eccezione. Si tratta di un autodidatta che scrive come parla.

— Se parla come scrive, poveri noi!

— E’ il più valido rappresentante dei “ragazzi di vita”.

— Quale vita?

— Una vita violenta.

— E il Moravia? Mi parli del Moravia. Anche lui mi pare che intinga la penna soltanto per comporre romanzetti scollacciati.

— I libri vanno per questo.

— Crede, lei? Modestamente, nei Promessi Sposi non figura la parola « amore », eppure è andato benino.

— Già… E il capitolo sulla Monaca, di Monza?

Preso in contropiede rimane interdetto, mentre il suo volto si tinge di un verecondo rossore: — In ho tratto la materia dal Ripamonti, ma non ho messo in piazza tutte le nefandezze, come ha fatto il Mazzucchetti. A proposito, mi consta che è un bestseller, come si dice ora.

— Sa, la stampa scandalistica se n’è occupata; perfino la televisione… Se lei, per esempio, riuscisse a sceneggiare il suo romanzo, chissà che rilancio, attraverso il video!

— Sto infatti trattando per darlo a puntate su, « Carosello ». Una formula nuova: in ogni puntata, riesco a fare la pubblicità di varie ditte, io lo presenterò, e voci fuori-campo interverranno con gli annunci. Vuole aiutarmi in questa fatica?

Seduti, uno di fronte all’altro, collaboriamo alla stesura del primo capitolo.

Il romanziere legge, ed io bado agli interventi pubblicitari:

— « Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno… ».

— Mezzogiorno! E’ l’ora dei Polesini!

— tra, due catene non interrotte di monti, tutti seni e golfi… ».

— Per un seno vantaggioso, usate i golf confezionati con Lana Bianchi!

— «… a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto a restringersi… ».

— Ma la Lana Bianchi non si restringe mai!

Don Lisander si sta divertendo come un bambino: — Sapesse come le invidio questa sua facilità di aggiornare la. mia povera prosa, ottocentesca! Scommetto che, se lei mi desse una mano, riuscirei a fare riammettere nelle scuole il mio “Cinque maggio”. Lo stesso Gassman, che mi ha ripreso l’Adelchi, non me l’ha mai inclusa in repertorio.

— Ebbene, se Gassman fa il difficile, ci rivolgeremo a. Claudio Villa. Gli faremo cantare e incidere la sua ode sull’aria di Signorinella:

 Ei fu. Siccome Immobile…

Il fatto avvenne il giorno 5 maggio.

Da allora è già passato più d’un secolo,

e il mondo ancora piange: un bel coraggio!

Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, che vittorie!

A chi lo consigliava di desistere diceva:

« Non seccatemi le glorie! »

Vinse a Marengo,

ma poi le cose andarono a ramengo,

due volte sull’altare riposò.

Caduto poi due volte nella polvere,

fu vinto a Waterloo.

Ride, ride, il buon Manzoni, e vedendolo così affabile verso di me mi sento oppresso dai rimorsi, pensando ad moccoli che gli inviai in gioventù, quando ero costretto a studiare la Morale Cristiana e gli Inni Sacri:

Qual masso che dal vertice

di lunga erta montana

abbandonato all’impeto

di romorosa frana,

per lo scheggiato calle,

precipitando a valle,

batte sul fondo e sta…

Gliela recito tutta d’un fiato, e provo ancora l’impressione di rotolare a valle anch’io fin che mi trovo a battere coi glutei per terra.

— Anche lei mi ha detestato in gioventù, è vero?

— Perché non la conoscevo.

— E’ uno dei vantaggi di questo mondo quello di poter odiare ed essere odiati, senza conoscersi

Si è fatto tardi. Un brivido sfiora i platani del viale.

Mi alzo per congedarmi.

— L’accompagno fino al cancello, vuole? Vedermelo al fianco con quel cilindro in testa, sentirlo parlare accanto a me, mi infonde una tenerezza indicibile. Si informa, vuole sapere: di quel che succede al mondo, in Italia. Chi governa? Che cos’è l’apertura a sinistra? E’ vero che si pensa fortemente a un separatismo regionale? — Pensare che questi stessi discorsi li facevo col Cattaneo! Lui voleva far dell’Italia una federazione.

— Lei invece era per l’unità, è vero? “Liberi non sarem se non siam uni”.

Si ferma. Mi guarda fisso negli occhi:

— Per l’unità, scrissi uno dei più brutti versi della letteratura italiana.

— Ma il. concetto era meraviglioso.

— Può essere. Però, deve convenirne: le parole fanno un effetto in bocca e un altro negli orecchi.

Riccardo Morbelli

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Un pensiero riguardo “IL 5 MAGGIO, MANZONI E LE INTERVISTE IMPOSSIBILI

  1. Un’ intervista impossibile che sì, fa sorridere un po’, ma con la tenerezza che avverte chi intervista e non solo. I tempi cambiano ed anche lo stile, il linguaggio. Ma siamo sicuri che ci sia stato un “progresso” verso ciò che è bello e buono in fatto di letteratura e di lingua? Come dice Ennio Flaiano (1910-1972), ” Anche il progresso, diventato vecchio e saggio, votò contro.”

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