Odio e Amo

Busto di Catullo a Sirmione (foto Wikipedia)

Gaio Valerio Catullo (85 a.C. – 54 a.C.) nella sua brevissima poesia Odio e amo, esprime ciò che spesso avviene quando il rapporto fra due persone che si amano diventa difficile, e che è sempre complicato da dire anche se si usano moltissime parole. Amare e odiare nel medesimo tempo può accadere, è accaduto, accadrà. La conflittualità tra l’odio e l’amore non può che generare sofferenza.
Catullo se la cava alla grande con una metafora, la figura centrale della sua poesia. Sovrappone due concetti: sofferenza psichica dell’innamorato e sofferenza fisica di una persona sottoposta a tortura (letteralmente Catullo parla di “excrucior” crocifissione, – il tipo di supplizio cui erano sottoposti, nell’antica Roma, gli schiavi condannati a morte – quindi renderebbe meglio una versione del secondo verso: Non lo so, ma sento che accade e sono in croce.)

CATULLO

Odi et amo

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Liber Carme 85, in Catullo, Poesie, a cura di F. Dalla Corte, Mondadori, 1982

Io Odio e amo. Ma come, dirai. Non lo so..

Sento che avviene ed è la mia tortura.

Catullo, Canti, traduzione di E. Mandruzzato, Rizzoli, 1982

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