SANDRO PENNA, La Lezione di estetica

«Ma che bellezza c’è nella poesia?»
Ascolta, quando vedi un forte amico

pieno di donne intorno, quando preso
sei dall’orchestra, e sotto il riflettore
risplendono i colori di una diva
che seminuda scende giù in platea,
dove tu trasalisci, e sei nascosto
da tanta gente!, quando in una notte
buia e serena in una piazza amici
ballano senza donne al suono d’una
fisarmonica e tu non sei di loro; ebbene questo
non è bello per te? E’ anche bello
per un vecchio signore che si chiama
critico e trova molte cose belle, è andato
anzi più avanti nel trovare al mondo
e forse fuori, belle cose sempre,
più belle; eppure dice con amore: “quanto è bella
questa poesia”. E tu
mi guardi e non mi dai neppure un bacio?

 Da: Sandro Penna, Poesie, Garzanti, pag. 130

Sandro Penna (BC)
Sandro Penna (BC)

 Una “lezione di estetica” di Sandro Penna non poteva che essere una lezione di semplicità.

Come non restare coinvolti dalla finezza e la dalla semplicità dei versi che antepongono al “critico” il suo essere, prima di tutto, “un vecchio signore” che, al cospetto d’una bella poesia, si vede costretto a rinunciare a tutte le analisi possibili, ai dotti discorsi che pure potrebbe fare, e dire, “con amore: ‘quanto è bella questa poesia’“?

«Ma che bellezza c’è nella poesia?», è la domanda del primo verso.

La poesia ha una bellezza simile a quella che si nota godendosi uno spettacolo di varietà o a quella che si percepisce osservando da lontano gli amici ballare di notte, in piazza, al suono di una fisarmonica. Spettacoli schietti, popolari, soprattutto spettacoli da ammirare in perfetta solitudine (“e sei nascosto”, “e tu non sei dei loro”).

Anche la poesia, dunque, per Penna, è una sorta di spettacolo da contemplare in solitudine. Il concetto di bellezza (appunto, ‘la lezione di estetica’) si può applicare a fatti diversamente semplici e belli.

E’ questo sottile processo analogico che lega quasi insensibilmente tutta la poesia, e allora anche il “tu” può essere bello e anche l’ “io” che chiede un bacio.

Può essere bella, dunque, anche la situazione cui Sandro Penna allude nel finale.

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