MARTINA BASSO CI RACCONTA UN LIBRO: MADAME BOVARY

Martina Basso

Questo è un Blog fortunato, se è vero, com’ è vero che, dopo Francesco Pozzato, ha iniziato a collaborare anche Martina Basso.

Fortunato perché due giovani così preparati e in possesso di una scrittura così fluida è davvero difficile trovarli e ancora più difficile  è, una volta trovati, che distolgano tempo dai loro impegni di studio per collaborare a un blog come questo, che fra le sue pretese ha pure quelle “letterarie”.
Spero di poter presentare entrambi come si conviene quanto prima. Intanto godiamoci il primo pezzo che ha scritto Martina, dedicato al capolavoro di Flaubert.

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MADAME BOVARY, G. Flaubert

“Madame Bovary” è un romanzo di Gustave Flaubert, pubblicato in rivista nel 1856 e in volume nel 1857; ha goduto subito di un grande successo, tuttavia subisce un processo per immoralità, essendo accusato di oltraggio alla religione. A metà secolo, con le sue tematiche insolite, destò scalpore e attenzione e segnò una svolta fondamentale nel romanzo dell’ottocento, aprendo strada ai suoi sviluppi futuri.

La figura centrale è Emma Rouault, donna dotata di una sensibilità romantica ardente ed acutissima, alimentata dalle instancabili letture che segnarono

Flaubert che “disseziona” Mme Bovary (da Wikipedia)

la sua vita adolescenziale.

Il suo matrimonio con Charles Bovary, medico dalla personalità mediocre e alquanto meschina, e il loro soggiorno nella grigia città di Tostes non fa che contrastare irrimediabilmente con i suoi ideali aristocratici di una vita lussuosa, percorsa di ebbrezze sublimi e passioni romanzesche.

Per sfuggire alla noia, al grigiore della provincia ed alla vacuità della sua vita Emma si dà all’adulterio, prima con Leon, giovane sognatore disgustato anch’egli dalla vita provinciale, poi con Rodolphe, ricco proprietario della zona sul quale Emma proietta tutti i suoi sogni sentimentali.

Subentra ben presto la delusione e la donna inizia a condurre per difesa una vita stravagante e dispendiosa, indebitandosi ben presto causando disonore e rimanendo sola.

“Madame Bovary” è un romanzo complesso, così pure la figura di Emma si pone in una posizione ambigua: da un lato la sua insofferenza nei confronti della metodicità della vita di provincia ha una funzione di critica contro quel mondo vuoto che per lei è il terreno della stoltezza, l’emblema della mediocrità, l’ambiente più improduttivo, ed esprime il desiderio di un’alternativa più autentica e stimolante. Dall’altro lato Emma stessa è parte di quella “stupidità” dovuta ai retaggi di un romanticismo ormai degradato ed è segnata da un marchio terribile, quello della contadina, quindi al di là del desiderio e dei sensi che la elevano, qualcosa dentro di lei la trattiene e la immobilizza nella mediocrità tanto odiata.

L’atteggiamento dello scrittore verso l’oggetto è quindi problematico: la frase che gli viene attribuita “Madame Bovary c’est moi” (Madame Bovary sono io) racchiude molte sfumature: nei sogni romantici di Emma Flaubert proietta gli stereotipi romantici insiti nella sua personalità e contemporaneamente se ne distacca con un atteggiamento critico duro. Quella stupidità e ingenuità di Emma lo affascina e lo disturba insieme e la ritrova anche in se stesso.

Emma infatti incarna la duplice illusione di cui egli porta ancora la traccia recente e la sua figura, così vicina a quella di Flaubert, presenta dei tratti della personalità quasi virili di cui l’autore forse inconsciamente l’ha ornata: pronta energia d’azione, rapidità di decisione e gusto incontrollato della seduzione e del dominio. La sua personalità è densa di sfumature e contraddizioni, il suo carattere non è semplice e proprio per questo appare così reale e umana.

Ella è prima di tutto una sensuale, dotata di un senso eccezionalmente potente e sviluppato, è una creatura di passione, una donna ardente, ma tremendamente inquieta, volubile e capricciosa: ama l’amore e il piacere, più che amare un uomo solo, e si abbandona a ogni desiderio con ardore singolare.

La sua sensualità è affiancata da una inguaribile ingenuità, tratto caratteriale tipico del ceto di cui faceva parte. Una tale misteriosa e variegata personalità era necessaria a Flaubert per soddisfare il suo gusto per la bellezza e per il grottesco triste.

Questa donna da alcuni molto criticata  e definita “ridicola”, si può assolutamente definire una “eroina” di romanzo, è veramente forte e tenace, nonostante le sue fragilità; soprattutto è da compatire e nonostante l’autore abbia fatto innumerevoli sforzi per rimanere invisibile nell’opera, ha elevato Emma a una potenza alta, molto vicina alla realtà, avendola fatta partecipare a quel doppio carattere di calcolo e fantasia, col risultato che tutte le donne riconoscono in Emma la loro miseria e i loro slanci interiori, le loro contraddizioni e i loro ardori.

Questa ambiguità si riflette anche nella struttura del romanzo: con Flaubert il tipico narratore onnisciente manzoniano tramonta; in Madame Bovary la vicenda è presentata dal punto di vista soggettivo dei personaggi, all’inizio e alla fine quello di Charles, nella parte centrale quello di Emma. Tutta l’opera è quindi percorsa da una trama di giudizi, pensieri, sensazioni che derivano dalla sensibilità diversa dei personaggi, con l’esclusione di ciò che non rientra nel raggio della loro forma mentis. Proprio la mancanza del narratore onnisciente crea un effetto di indeterminazione, mancando precisi criteri per un’interpretazione. Forse è proprio questa ambiguità, tuttavia, che ha reso l’opera così affascinante e accattivante, apprezzata talmente da essere considerata dalla critica “il capolavoro assoluto del romanzo moderno”.

Martina Basso 24 maggio 2012Tutti i diritti riservati

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