LA GOLACCIA (Sonetto n°315 di Giuseppe Gioacchino Belli)

Statua di Giuseppe Gioacchino Belli sul Lungotevere presso Trastevere

LA GOLACCIA

Quann’io vedo la ggente de sto monno,
Che ppiú ammucchia tesori e ppiú ss’ingrassa,
Piú ha ffame de ricchezze, e vvò una cassa
Compaggna ar mare, che nun abbi fonno,

Dico: oh mmandra de scechi, ammassa, ammassa,
Sturba li ggiorni tui, pèrdesce er zonno,
Trafica, impiccia: eppoi? Viè ssiggnor Nonno
Cor farcione e tte stronca la matassa.

La morte sta anniscosta in ne l’orloggi;
E ggnisuno pò ddí: ddomani ancora
Sentirò bbatte er mezzoggiorno d’oggi.

Cosa fa er pellegrino poverello
Ne l’intraprenne un viaggio de quarc’ora?
Porta un pezzo de pane, e abbasta quello.

27 ottobre 1834

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