Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate



Biblioteca Roberto Allegri Serravalle Scrivia

Venerdì 30 novembre ore 21

Prosegue il ciclo “E se volete, parliamo di Dante
a cura di Benito Ciarlo,

con Andrea Chaves

 

Chi ha partecipato al primo incontro del nuovo ciclo, il 16 novembre scorso, è sicuramente rimasto piacevolmente meravigliato della bravura dimostrata da Andrea Chaves nel recitare i primi due canti dell’Inferno.
Il sedicenne novese, allievo del liceo Amaldi, in possesso di una memoria di ferro e di un senso artistico particolarmente efficace, ha recitato quei difficili versi senza volgere nemmeno una volta lo sguardo allo schermo sul quale detti versi scorrevano, ed ha saputo creare, col tono della voce e con la misurata gestualità, quel senso del dramma che ha completamente conquistato il pubblico.
Tutto questo, insieme alla maturità necessaria per comprendere ed esprimere così efficacemente i difficili versi, hanno lasciato veramente a bocca aperta e pieno di ammirazione chiunque fosse presente in sala. La presenza del giovanissimo Andrea ha ottenuto inoltre un effetto veramente straordinario: suscitare l’interesse per Dante e la Divina Commedia in molti giovani che hanno presenziato alla serata. E’ stato bellissimo vedere diversi ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Serravalle partecipare all’incontro accompagnati dal proprio insegnate e rivolgere alcune domande molto accurate sul poema dantesco. Anche loro hanno stupito tutto l’uditorio dimostrando una conoscenza e un interesse veramente strabilianti. Non ha impiegato nemmeno un secondo Benito Ciarlo a coinvolgere i ragazzi in un dibattito sulle caratteristiche più interessanti e misteriose dell’universo di Dante.

Venerdì prossimo , proseguendo nella lettura “sistematica” della Commedia, sarà la volta dei canti III e  IV e c’è da esser certi che, anche questa volta, Andrea Chaves, il giovanissimo “lettore” darà il meglio di sé.

Ecco, in breve gli argomenti dei due Canti che saranno analizzati e recitati venerdì prossimo.

Finiti i convenevoli, date le giustificazioni, citate le potenze celesti che lo hanno voluto e permesso, spiegate le ragioni di questo viaggio ultraterreno che finalmente inizia, Dante e Virgilio varcano la porta dell’Inferno, che promette disperazione e dolori eterni in ragione d’una legge detta del “contrappasso”.
E il dramma comincia a snodarsi appena oltrepassata quella triste soglia: in un clamore indicibile,  nel buio profondo,  il Poeta intravede un numero sterminato di anime che instancabilmente corrono dietro un vessillo: sono le anime degli ignavi. Uomini e angeli che non seppero prendere una posizione netta  a favore del bene o del male,  e che scontano una pena avvilente, spregevole: mosconi e vespe li pungono a sangue e il sangue è succhiato ai loro piedi da vermi ripugnanti. Nella turba anonima Dante riconosce colui che, per pusillanimità, fece il “gran rifiuto” e sulla cui identità ancor oggi si fanno ipotesi essendo la stessa rimasta indeterminata nel poema.  Raggiungono la riva del fiume Acheronte, dove si raccolgono tutte le anime dei peccatori in attesa di essere traghettate sull’ altra sponda da Caronte. Il quale accortosi che Dante è vivo, lo ammonisce a tornarsene sui suoi passi, ma Virgilio lo costringe al silenzio rivelandogli che il viaggio del suo discepolo si compie per volere del cielo. Improvvisamente la terra trema, e, mentre un lampo di luce rossa squarcia le tenebre, Dante perde i sensi.

Viene risvegliato (nel canto successivo) da un tuono fragoroso  e si accorge di trovarsi sull’orlo della voragine infernale, buia e profonda. E’ preso da timore nel vedere che Virgilio impallidisce, ma il maestro lo rassicura: il suo pallore non è dovuto a spavento, ma a pietà per la sorte dei dannati. Entrati nel primo cerchio infernale, che è costituito dal limbo, i due poeti odono i sospiri delle anime di coloro che vissero una vita virtuosa senza aver ricevuto il battesimo. Per non essere state cristiane, non possono ascendere al paradiso; d’altra parte, non avendo in sé altra macchia se non il peccato di Adamo, non sono sottoposte a tormenti: la loro pena è tutta spirituale: vivono nel desiderio, mai appagato, di vedere Dio. Quattro spiriti si fanno incontro ai poeti: sono le anime di Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, venute a rendere onore a Virgilio. Esse salutano benevolmente Dante e l’accolgono nella loro schiera. I sei camminano insieme, discorrendo, e giungono in un luogo luminoso, ai piedi di un castello difeso da sette cerchi di muta e da un corso d’acqua, che essi attraversano come se fosse terraferma. Dopo aver varcato, passando per sette porte e arrivano  in un prato verdissimo e fresco. Da un’altura Virgilio indica a Dante alcuni tra i più nobili spiriti dell’antichità e del Medioevo non cristiano. I due si separano quindi dai loro accompagnatori e, lasciato il limbo, giungono nuovamente in un luogo privo di luce.

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