Briciole rubate ai libri

 Valerio Massimo Manfredi
Idi di marzo

idiCesare andò a sedersi.
Un breve contatto di sguardi fra Cassio e Tillio Cimbro avviò l’azione successiva.
Cimbro si avvicinò a Cesare.
«Che c’è, Cimbro?» gli domandò lui. «Non chiedermi ancora che richiami dall’esilio tuo fratello. Sai come la penso e non ho cambiato idea.»
«Ma Cesare» replicò Cimbro. «Ti prego…» E così facendo si aggrappò alla toga che gli scivolò dalle spalle.
Era il secondo e definitivo segnale. Casca che si era portato alle spalle di Cesare vibrò il colpo.
Cesare urlò.
Il ruggito del leone ferito rimbombò nell’aula e fuori.
Gridò: «È un attacco!» e prima che il pugnale lo colpisse torse il busto impugnando lo stilo per trafiggere il braccio dell’assalitore. La mano di Casca tremò e il secondo colpo ferì solo di striscio. Ma ogni via di scampo era preclusa: dovunque Cesare si volgesse vedeva un pugnale proteso contro di lui.
L’intero senato s’incendiò di urla. Qualcuno gridò il nome di Cicerone.
Assente.
Fuori, Antonio si volse d’istinto verso l’aula ma la mano di Gaio Trebonio lo inchiodò al muro: «Lascia perdere. Ormai è fatta».
Antonio, atterrito, fuggì.
Gaio Trebonio brandì a sua volta il pugnale ed entrò.
Cesare cercava ancora di difendersi ma tutti gli erano addosso. Lo colpì Ponzio Aquila, e Cassio Longino, e di nuovo Casca e Cimbro, Ruga e lo stesso Trebonio…
Tutti volevano affondare il pugnale nel corpo di Cesare e s’intralciavano l’un l’altro o addirittura si ferivano. Cesare si dibatteva furiosamente urlando e buttando sangue da ogni ferita. La veste era arrossata e una pozza vermiglia si allargava sul pavimento. Ad ogni suo movimento i congiurati lo serravano da presso, lo braccavano come una belva in trappola, continuando a colpire tanto più duramente quanto la vittima era sempre più incapace di difendersi o anche solo di muoversi.
Ultimo, Marco Junio Bruto.
All’inguine.
Cesare mormorò qualcosa, fissandolo negli occhi, e si lasciò cadere.
Si tirò la toga sul capo come un sudario in un ultimo tentativo di salvare la propria dignità e crollò ai piedi della statua di Pompeo.

(dal cap. XIX)

Valerio Massimo Manfredi
Idi di marzo
© 2008 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
Collezione Omnibus ISBN 9788804579717

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