STORIA ROMANA IN VERSI . L’ AUTORE ALBERTO CAVALIERE

Dotato di una straordinaria capacità nel creare versi in rima, appena dodicenne venne espulso dal collegio per una poesia che satireggiava i suoi professori: un componimento caustico ma dalla metrica ineccepibile.

Alberto Cavaliere viene spesso ricordato per la sua “Chimica in versi”, originale libro scaturito da un esame non superato all’Università. Non scoraggiato dal fallimento, decise di rendere in versi l’intero corso di Chimica Generale; si ripresentò davanti al docente e cominciò, ad ogni domanda, a sciorinare le sue rime, superando l’esame, davanti al professore dapprima spiazzato poi meravigliato dall’abilità poetica del suo alunno.

Laureatosi in Chimica all’Università di Roma, si trasferì a Milano dove esercitò per un breve periodo la professione di chimico, poi abbandonata per dedicarsi alla satira in versi ed al giornalismo. Durante il fascismo, Cavaliere partecipò all’opposizione contro il regime; iscrittosi per qualche anno al P.C.I. clandestino, dopo l’8 settembre si iscrisse al P.S.I.

Sposato con un’ebrea russa e con due figli considerati ebrei dalle leggi razziali allora vigenti, Cavalieri è costretto a 17 lunghi mesi di fuga e clandestinità fino alla Liberazione. La suocera e la cognata Sofia Schafranov sono deportate ad Auschwitz. Nel 1945 Cavaliere raccogliera’ la testimonianza della cognata, una dei pochi sopravvissuti dalla deportazione, nel libro: I campi della morte in Germania nel racconto di una sopravvissuta, in quello che è il primo memoriale di un reduce di Auschwitz ad essere pubblicato in Italia.[1]

La popolarità acquisita da Cavaliere nell’immediato dopoguerra convinse il partito a candidarlo nel 1951 al Consiglio Comunale di Milano e due anni dopo alle politiche. Entrambe le candidature si rivelarono vincenti, ottenendo voti di preferenza maggiori di tanti politici di professione. Deputato per il P.S.I. nella legislatura 1953-1958, non perse la sua vena poetica, presentando argute e pungenti interrogazioni parlamentari in versi che, secondo molti, gli costarono la ricandidatura.

Il 30 ottobre 1967, una motocicletta lo travolse a Sanremo. Ricoverato nell’ospedale locale e poi trasferito a Milano, morì la mattina del 7 novembre, dopo una notte passata in rianimazione.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

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