STORIA DI ROMA – 3.3 LA MONARCHIA. ANCO MARCIO

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STORIA ROMANA IN VERSI
di Alberto Cavaliere

LA MONARCHIA : ANCO MARCIO

Poiché non vogliono
restare ai patti,
gli Albani in sèguito
vengon disfatti.

Ridotta in cenere
la città doma,
Tullo i superstiti
conduce a Roma,

che quegl’indocili
fieri Latini
tratta da liberi
concittadini:

re Tullo giudica
miglior guadagno
d’un vinto popolo
fare un compagno.

Mentre magnifiche
gesta ha in programma,
un dì la piccola
reggia s’infiamma,

sembra per opera
d’un malfattore:
coi figli il misero
re Tullo muore.

Dalla catastrofe
scampa un nipote,
che poi l’unanime
plauso riscuote,

perché con tattica
salito al trono,
si mostra energico,
prudente e buono,

benché tra il popolo
corra la voce
che il responsabile
dell’atto atroce

sia questo giovane,
detto Anco Marcio.
Regnò pacifico,
con qualche squarcio

d’azioni belliche
contro i vicini:
costretto a battersi,
vince i Latini,

prende del Tevere
la destra sponda
ed Ostia al termine
del fiume fonda:

colonia comoda,
perché procura
il sale e un’ottima
villeggiatura.

(Da non confondersi
col nuovo Lido,
luogo amenissimo,
spiaggia di grido,

dove oggi accorrono
bagnanti a turbe,
ma che non prodiga
più il sale all’Urbe,

per quanto sentasi
dir d’ogni lato
che sia di solito…
molto salato!)

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