La Battaglia di Novi

 

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Il generale B. Joubert

 

La battaglia di Novi, ebbe luogo il 15 agosto 1799, vide affrontarsi i francesi dell’Armata d’Italia, comandati inizialmente dal generale Barthélemy Joubert (che morì in principio di scontro) e poi dal generale Jean Victor Moreau contro l’esercito austro-russo guidato dal feldmaresciallo russo Aleksandr Suvorov durante la sua campagna in Italia.

Conclusasi con la vittoria di questi ultimi, determinò la ritirata generale delle forze francesi

Quel 15 d’agosto di sangue a Novi

Il generale Joubert cadde gridando: «Avanti, avanti»

BASALUZZO. Nella frazione Sant’Antonio, poco distante dalla strada provinciale che da Novi porta al paese, c’è un cippo con la statua del santo dedicata a Bartolomeo Joubert, giovane e valoroso generale francese, una delle vittime della sanguinosa battaglia che si combatté il 15 agosto 1799.
Le truppe francesi furono sconfitte dall’esercito austro-russo.
A Marengo, neppure un anno dopo, il 14 giugno 1800, Napoleone Bonaparte ebbe la sua rivincita contro gli austriaci, perdendo comunque un altro dei suoi giovani generali, Desaix.
«Joubert si spingeva avanti con le fanterie, gridando col braccio levato “Avanti, avanti!”. Quivi una palla mandata, dicesi, da un esperto cacciatore tirolese, venne a por fine con un’onorevole morte ad una delle vite più onorevoli che siano mai state, e a por fine alle speranze degli amatori dell’indipendenza italiana». Così, nel quarto tomo della sua «Storia d’Italia» edita nel 1854, Carlo Botto descrive la tragica fine del generale durante la battaglia di Novi. Ricorda lo studioso novese Egidio Mascherini: «Napoleone si trovava in Egitto, in quanto in intesa con il Direttorio aveva pensato di colpire l’Inghilterra nelle sue basi mediterranee. Vinta la battaglia delle Piramidi, in Egitto era bloccato dalla flotta inglese che controllava ogni palmo di costa». A Novi c’erano invece i migliori generali della Repubblica, dal comandante in capo Joubert (aveva trent’anni, la stessa età del futuro imperatore) a Saint Cyr, Laboissière, Wtrin, Pérignon, Lemohie, al celebre Moreau. Occupavano la città e le colline circostanti, dalla Buffalora a Pasturana a Basaluzzo. Spiega Mascherini: «Nella piana fraschetana, pressapoco tra Rivalta, Pozzolo e lo Scrivia, erano dall’alba gli austriaci del generale Melàs (poi sconfitto a Marengo – ndr) e i russi del generalissimo Vassilievich. In totale 60 mila uomini, mentre Joubert ne aveva sì e no la metà».
Alla battaglia di Novi partecipò quasi certamente un personaggio del Romanticismo italiano, Ugo Foscolo. Lo testimonia lo stesso poeta in una lettera del 23 luglio 1801 (5 Termidoro dell’anno IX) diretta al ministro della guerra della Repubblica Cisalpina: «Ho combattuto a Cento, a Forte Urbano, alla Trebbia, a Novi».
L’inizio dei combattimenti quel Ferragosto del 1799, caratterizzato da un caldo afoso, è indicato tra le 5 e le sei del mattino. Si combattè l’intera giornata, con fortune alterne, tra errori tattici e strategici dei condottieri di entrambe le parti. «Alle 5 del pomeriggio — dice il professor Mascherini — le sorti dei francesi erano segnate. I russi avevano sfondato a Novi entrando da porta della Strada (Porta Pozzolo) ed i loro avversari ne erano usciti per quella di Genova, con l’intento di rifugiarsi nel munitissimo forte di Gavi». La ritirata fu confusa e lungo il rio Riasco, nel territorio di Pasturana (la zona divenne poi tristemaente nota come «rio dei morti»), furono massacrati centinaia di soldati e cavalieri del generale francese Grouchy. Il bilancio della battaglia fu d’altra parte tragico. Da parte francese 6500 tra morti e feriti, 4500 prigionieri, con 80 ufficiali, 4 generali e duemila dispersi. Morirono dalla parte dei vincitori seimila austriaci del generale Melàs e almeno 1500 russi. Ma per Melàs fu una «luminosa vittoria», come scrisse il 16 agosto al commissario imperiale.

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Ritaglio da LA STAMPA -AL- 15/08/1989

 

 

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