SHOAH – Arnold Schönberg: A Survivor from Warsaw Op. 46

I musicologi riconoscono come contributo più alto a questo terribile tema la composizione di Arnold Schönberg “Un sopravvissuto di Varsavia”. È impossibile ascoltare quest’opera senza rimanere scossi. La narrazione, l’orchestra e il coro maschile rendono conto con una forza tale della tragedia della Shoah, da costituire un vero e proprio monumento ai morti di quell’eccidio pensato e portato a termine con determinazione e ferocia senza pari nella storia dell’umanità.

A Survivor from Warsaw Op. 46 (in tedesco Ein Überlebender aus Warschau Op. 46, in italiano Un sopravvissuto di Varsavia) è un “oratorio per voce recitante, coro maschile e orchestra” di Arnold Schönberg. È una composizione in stile dodecafonico. Malgrado sia definito un oratorio, è molto breve: la sua durata è di circa 6 – 7 minuti.

È considerato dai critici il più grande monumento che la musica abbia mai dedicato all’Olocausto.

TESTO IN ITALIANO

Non posso ricordare ogni cosa. Devo essere rimasto privo di conoscenza per la maggior parte del tempo.

Ricordo soltanto il grandioso momento quando tutti cominciarono a cantare, come se si fossero messi d’accordo, l’antica preghiera che essi avevano trascurato per tanti anni – il credo dimenticato! Ma non so dire come riuscii a vivere nel sottosuolo nelle fogne di Varsavia, per un così lungo tempo.

Il giorno cominciò come al solito: sveglia quando era ancora buio. Venite fuori – Sia che dormiste o che le preoccupazioni vi tenessero svegli tutta la notte. Eravate stati separati dai vostri bambini, da vostra moglie, dai vostri genitori; non si sapeva che cosa era accaduto a loro – come si poteva dormire?

Di nuovo le trombe – Venite fuori! il sergente sarà furioso! Vennero fuori; alcuni molto lenti; i vecchi, gli ammalati; alcuni con agilità nervosa. Temono il sergente. Si affrettano quanto più possibile. Invano! Molto, troppo rumore, molta, troppa agitazione – e non svelti abbastanza! Il sergente urla: “Achtung! Stilljestanden! Na wird’s mal! Oder soll ich mit dem Jewehrkolben nachhelfen? Na jut; wenn ihrs durchaus haben wollt!” (Attenzione! Attenti! Beh, ci decidiamo? O devo aiutarvi io con il calcio del fucile? E va bene; se è proprio questo che volete!” )

Il sergente e i suoi aiutanti colpivano tutti; giovani e vecchi, remissivi o agitati, colpevoli o innocenti.

Era doloroso sentirli gemere e lamentarsi.

Sentivo tutto sebbene fossi stato colpito molto forte, così forte che non potei evitare di cadere. Eravamo tutti stesi per terra, chi non poteva reggersi in piedi era allora colpito sulla testa.

Devo essere rimasto privo di conoscenza. La prima cosa che udii fu un soldato che diceva: “sono tutti morti”,

Al che il sergente ordinò di sbarazzarsi di noi.

Io giacevo da una parte – mezzo svenuto. Era diventato tutto tranquillo – paura e dolore.

Fu allora che udii il sergente che gridava: „Abzählen!“ (“Contateli!”). Cominciarono lentamente e in modo irregolare Uno, due, tre, quattro -“Achtung!” (“Attenzione!”) il sergente urlò di nuovo, “Rascher! Nochmals von vorn anfange! In einer Minute will ich wissen, wieviele ich zur Gaskammer abliefere! Abzählen!“ (“Più svelti!” “Cominciate di nuovo da capo! Fra un minuto voglio sapere quanti devo mandare alla camera a gas! Contateli!”.)

Ricominciarono, prima lentamente: uno, due, tre, quattro, poi sempre più presto, sempre più presto tanto che alla fine risuonò come una fuga precipitosa di cavalli selvaggi, e tutto ad un tratto, nel mezzo del tumulto, essi cominciarono a cantare lo Shema Ysroël.

Shema Israel, Adonai Eloheinu, Adonai Echad.(IN EBRAICO TRASLITTERATO)
Veahavta et Adonai Elohecha bechol levavecha uvechol nafshecha, uvechol meodecha. Vehayu hadevarim haeileh, asher anochi metsavecha hayom, al levavecha. Veshinantam levanecha, vedibarta bam beshivtecha beveitecha, uvlechtecha vaderech, uvshochbecha uvkumecha. Ukshartam leot al yadecha, vehayu letotafot bein einecha. Uchtavtam, al mezuzot beitecha, uvisharecha.

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