Stupro. (Ottenos: Sonetto rovesciato)

women-2Mi rendo conto che il “sonetto” è la forma meno indicata per trattare un argomento così forte. In questo caso l’ho “rovesciato” per compiere a mia volta un atto spregevole quale lo stupro d’un’antica e nobile forma letteraria, e meglio rendere lo squallore di un atto così miserabile. Nonostante tutto forma e sostanza rischiano di non cantare all’unisono.
Arrivederci e grazie per la pazienza.

C’è crudeltà gratuita nei suoi gesti:
col becco adunco lacera la carne
e con gli artigli straccia le sue vesti.

(Ella reagisce ma le membra scarne
non han la forza che la furia arresti
ne voce per chiamar pietà notturne).

Consuma con perfidia il suo delitto
nascosto all’ombra d’un’antica quercia
e fa scempio di lei che l’ha sconfitto
col suo ultimo no. Coscienza guercia

Non sa mostrargli il male che l’ha inflitto.
(La donna, muta, nella mente intreccia
l’angoscia disperata e del conflitto
vorrebbe cancellar quell’ora lercia.)

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Benito Ciarlo
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