Uomini e bestie (La rima in “ana”)

Il vergognoso zoo, che fa d’Italia
la terra sventurata che sappiamo,
sia sprone a chi ‘l doman non sogna invano!

(Mentre ci si trastulla coi falchetti
i colombacci e qualche pantegana,
mettono sul futuro i trabocchetti).

ometto il verso con la rima in ana
ch’il turpiloquio non mi piace affatto
ma è chiaro a chi son figli, a una…

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Lady Godiva

lady-godiva-rides-for-love-the-art-with-a-heart-by-charlotte-phillipsLady Godiva andava in giro nuda
sopra un cavallo per placar le tasse
e Coventry furente le abbassò
vinto dalla bellezza della druda.
Oggi in ben altro modo le matasse
le dipaniamo per opporre un no:
sfiliamo nudi tutti , inviperiti
ché per pagare tutti quei balzelli
abbiam venduto gli ultimi vestiti!
Ahi, serva Italia… e poveri fratelli!

Presentazione di 1561 di Claudio Ciarlo

Novi Ligure, 21 ottobre, 2017 Claudio presenta al pubblico di Novi Ligure il suo libro “1561”

 

Serata riuscitissima, folto pubblico, ottimi interventi sia in fase di presentazione che di dibattito. Un vero successo.

 

 il pastore valdese Gianni Genre

 

Claudio parla di Re Marcone
il collaboratore Logos Adriano Teodori.

 

 

UNO DEI MIEI POETI PREFERITI: CAPRONI

Il tema assegnato agli esami di maturità – anno 2017 – su Versicoli quasi ecologici, di Giorgio Caproni, ha suscitato una rinnovata attenzione sulla sua poesia. Cristina Taglietti (Corriere.it), per l’occasione, ha intervistato il critico Antonio Debenedetti, allievo e poi amico di Caproni. Insieme avevano frequentato il cenacolo culturale di suo padre Giacomo Debenedetti, il […]

via Giorgio Caproni, il poeta più istintivamente congeniale ai sentimenti dei giovani del nostro tempo, di Donato Antonio Barbarito — LA PRESENZA DI ÈRATO

A tavola non si invecchia (Metasemantica dell’ora di pranzo)

Risultati immagini per pranzo frugale
 
Tra piatti di megàstriche cuffette
e brocche colme di galèrdo strusco
c’è sbalenìo di sfrocchi e di gallette
e succhiabrodo garmicoso e lusco.
 
C’è chi si parfa l’amido e non blette
chi si forcheggia il peperone crusco
e chi, sbavando, leva al can le fette
di carne di camìlco in modo brusco.
 
Scorre la frizza a sprinne nei bicchieri
ma c’è chi preferisce il limo in ramma
chi invece ingola adesso, come ieri,
 
lo zamello stravecchio della mamma.
… Al duro digerir vanno i pensieri
e il succo di bolaggine s’ingamma!
Ben

 

Alla ricerca dell’Infinito (Addio, Andrea)

Andrea era un ragazzo splendido, pieno di vita e di entusiasmo.
Avrebbe meritato un altro destino.
I disegni della Provvidenza sono imperscrutabili e, ahimè spesso, incomprensibili.

L’Infinito, Andrea, lo aveva trovato non solo sui monti, come testimoniano i suoi video ma anche in quel 33° del Paradiso ch’era diventato il suo Canto preferito.

L’anno scorso, tra il serio e il faceto  gli ho suggerito di “accontentarsi” delle visioni che la grande poesia di Dante sapeva suscitare in lui e di lasciar perdere le imprese più ardue come le scalate in solitaria su monti difficili che già gli avevano provocato qualche disavventura. Lui, non mi rispose. Ma nel suo sorriso cortese non ebbi difficoltà a leggere la sua risposta non detta: “non puoi capire”.
In effetti non ho mai capito cosa lo spingesse a sfidarsi in continuazione e a portare a termine ogni impresa non accontentandosi mai di un risultato qualsiasi, esigendo da se stesso sempre il massimo in ogni disciplina.

Sembrava che volesse divorare il tempo, quasi fosse presago di quanto poco gliene fosse rimasto a disposizione.
Forse, molto più semplicemente, lo faceva perchè era consapevole d’aver ricevuto quei talenti dal Signore e che, perciò doveva spenderli e metterli a frutto.
Addio, amico mio, continua a volare più in alto che puoi.
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Campione di karate, podista, pilota: le tante vite di Andrea Chaves

Andrea Chaves Lopez era uno sportivo a 360 gradi e otteneva sempre ottimi risultati: a maggio si era laureato campione italiano di karate, lo stesso mese aveva ottenuto il primo posto al “Castello di pietra”, il trail sui sentieri della val Borbera. E ad appena 16 anni aveva conseguito il brevetto per il volo a vela.

Andrea, 21 anni, era partito da solo verso l’una di notte, l’ora adeguata per affrontare una via impegnativa come la Major. Stando alla ricostruzione degli uomini del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Entrèves, operata sulla base delle foto scattate dall’alpinista stesso durante l’ascesa, l’incidente si è verificato dopo le tre del mattino, quando la salita era iniziata da poco più di due ore.

L’ipotesi più probabile è che una scarica di sassi o uno scivolamento causato dal manto nevoso instabile lo abbia fatto precipitare per quasi trecento metri, finendo in un crepaccio terminale ai piedi della parete d’inizio via. Nel tardo pomeriggio di venerdì, quando Andrea non è ritornato a valle e il suo cellulare risultava muto, è scattato l’allarme: un elicottero si è alzato in volo è ha individuato il corpo ormai senza vita del ragazzo.

La salita al Monte Bianco per la via Major è uno degli itinerari più classici, ma in questo periodo le insidie sono tante: il lungo periodo di siccità e le alte temperature di questa estate hanno determinato condizioni non ottimali per l’alpinismo. Il crepaccio ha inghiottito il corpo di Andrea proprio a causa della scarsa copertura nevosa.

Il recupero del cadavere è stato complesso. Le condizioni meteo erano cattive e la zona è sotto la minaccia costante di seracchi: gli uomini del soccorso alpino si sono calati con un verricello mentre l’elicottero è rimasto in volo stazionario a quindici metri di altezza. L’operazione di recupero si è conclusa all’imbrunire. La salma è stata composta alla camera mortuaria di Courmayeur.

Chaves: “Canto la bellezza di Dante per i miei coetanei”

A chi gli chiedeva cosa portasse un giovane a sacrificare tanto tempo allo studio della Divina Commedia, Andrea Chaves rispondeva che sentiva la chiamata a consegnare ai suoi coetanei la bellezza dei versi di Dante capaci di colmare molti vuoti
 NOVI LIGURE – «Perché parlare di Dante oggi? Perché la poesia è in noi, nelle nostre azioni, nel nostro essere uomini comuni ma allo stesso tempo nel saper coltivare giorno dopo giorno l’umanità connaturata al nostro essere. Dante sa essere attuale, forse per il suo genio, per l’essere uomo di ogni epoca e per l’amore, la volontà, l’avventura della sua vita e del viaggio dalla selva alle stelle che ancora oggi sentiamo fare parte del nostro animo, dell’esistenza in cui ci muoviamo, respiriamo e siamo».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Così Andrea Chaves Lopez spiegava la sua passione per la Divina Commedia, alla vigilia delle manifestazioni per il 750esimo anniversario della nascita di Dante Alighieri. Una passione che nel corso degli anni – con professionalità e creatività – l’aveva portato a divulgare in tutta Italia le terzine del Sommo Poeta. Era stato a Roma e a Ravenna tanto per citare due degli appuntamenti più prestigiosi. Ma il suo cuore rimaneva a Serravalle. È dalla cittadina in riva allo Scrivia, infatti, che Chaves è stato lanciato sul palcoscenico nazionale: e in questo un merito non piccolo l’ha avuto un altro appassionato delle opere del padre della lingua italiana, Benito Ciarlo.

«Lo ricorderò sempre quando, sedicenne, con sua mamma Patrizia, mi cercò per recitarmi a memoria il quinto canto dell’Inferno e proponendosi di collaborare per il ciclo su Dante che stavo svolgendo alla biblioteca Allegri – dice Ciarlo [insieme nella foto sotto] – Siamo andati avanti quattro anni insieme, lui sempre più protagonista e non solo a Serravalle. Aveva preso la diffusione della Divina Commedia come una missione e non tralasciava occasione per proporla».

L’amore per le terzine dantesche era nato sui banchi di scuola, al liceo Amaldi di Novi Ligure, che l’ha visto diplomarsi con il massimo dei voti e la lode. La Divina Commedia la conosceva praticamente tutta a memoria. Qualcuno lo chiamava il «Benigni di Novi». E proprio in città aveva recitato senza interruzioni tutto l’Inferno, durante la Notte bianca del libro. L’assessore alla Cultura Cecilia Bergaglio lo ricorda bene: «L’immagine che ho in mente, da quando ho appreso la terribile notizia, è Andrea, in camicia bianca, che declama i versi di Dante. Eravamo in biblioteca. Mi avevano colpito sia la passione sia l’estro, rari in un ragazzo così giovane. Una grave perdita per la nostra comunità».

Chaves era stato più volte a Roma, ospite del Festival Dantesco e della Radio Vaticana. Ma era legato particolarmente a Ravenna: «Oggi la città ha perso uno dei suoi figli», ha dichiarato il sindaco Michele De Pascale.
Andrea era stato una prima volta a Ravenna da studente liceale in occasione delle attività di “Dante in rete” e colpì da subito tutti per la sua passione per Dante e per la Commedia che in pochi anni imparò integralmente a memoria, segnalandosi per la sua interpretazione appassionata e vissuta. «A chi gli chiedeva cosa portasse un giovane a sacrificare tanto tempo a questo studio, rispondeva che sentiva la chiamata a consegnare ai suoi coetanei la bellezza dei versi di Dante capaci di colmare molti vuoti», racconta De Pascale.

Dopo il liceo Andrea divenne un eccellente studente alla facoltà di Lettere all’Università di Bologna, con il sogno di laurearsi proprio sulla Commedia. Da lì spesso faceva una capatina a Ravenna: innumerevoli le sue presenze agli eventi di “Dante in rete”. L’ultima sua interpretazione dantesca è avvenuta sabato scorso, quando ha recitato diversi canti del Purgatorio.

Andrea era un “illuminato” che ha raggiunto ciò che cercava

Non era un ragazzo come tutti gli altri, Andrea. Lo diciamo senza tema di smentita e oltre ogni retorica che si esprime quando ci si trova dinanzi a un fatto inaccettabile sotto ogni profilo, umano o religioso che esso sia, come la scompara di un ragazzo. Neppure ci si può trincerare dietro l’altra ancor più cattiva retorica del “certi guai si cercano col lanternino”.

Chi ha conosciuto Andrea Chaves ha avuto da subito l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di veramente grande che superava i grandi risultati che otteneva in qualunque campo si fosse applicato. C’era veramente molto, molto di più. C’era il senso compiuto della ricerca interiore, propria dei grandi personaggi. Pensiamo a quella dei pochi illuminati che abbiano calcato questa Terra. Ecco chi era Andrea: un illuminato a cui non è stato lasciato il tempo di svegliare molte coscienze, forse perché non gli è stato lasciato il tempo di arrivare ai traguardi a cui ambiva. Da chi? Noi “non illuminati” non lo sapremo mai. Non crediamo di avere in futuro la possibilità di conoscere un’altra mente come Andrea. Ciò che faceva non era solo una sfida verso l’impossibile, ma probabilmente puntava alla costruzione dell’Uomo. E Andrea lo ha costruito troppo in fretta per la visione semplice e ingenua dei mortali.

Basterebbero le parole che spontaneamente ha affidato a internet, auto filmandosi nella più assoluta solitudine proprio sulla montagna che avrebbe posto fine alla sua vita terrena.

Dove sia ora Andrea non si sa. Ma da quelle parole nell’immersione del silenzio assoluto uomo – natura che lascerebbe basiti atei e credenti, ci si rende conto che Andrea aveva veramente già raggiunto ciò che voleva. Quelle parole. Non certo scritte prima, ma uscite spontanee dallo stupendo e stupefacente pensiero, dinanzi a uno spettacolo che solo gli illuminati sono in grado di leggere attentamente e capire nel più profondo dei significati. “Qui sopra si vede l’infinito” – aveva detto. Proprio come se avesse finalmente raggiunto ciò che cercava. Per i mortali, con troppa fretta.

La ricerca verso l’alto Andrea l’aveva raggiunta lavorando sulla mente e sul pensiero, attraverso le possibilità fisiche della corsa, della riflessione spirito-corpo delle arti marziali, dello studio della Divina Commedia (non a caso “il libro dei libri” che più di ogni altro sarà sempre attuale nei secoli), nel volo dell’aliante, silenzioso e portatore di immagini e ricordi proiettati verso l’ignoto e verso il futuro. E per ultimo, l’ascesa sulle montagne, dove ha affidato il suo testamento spirituale.

“Sono in mezzo a una bufera di vento e nebbia. Si gela. Non c’è nessuno. Sono da solo sul tetto d’Europa. È un sogno che portavo nel cuore da tanto. Non importa se c’è brutto tempo, se non si vede nulla del paesaggio e di tutto quello che c’è ai miei piedi. Non mi interessa perché dentro al cuore si vede l’infinito, tutto il cielo azzurro, tutte le stelle che mi hanno custodito in queste notti e tutte le montagne lontane che sono sogni del futuro. Si vede tutta la bellezza della vita. Per chi ama davvero la montagna, in questo muro bianco di tempesta si vede tutto questo. E anche di più”.

Non stiamo parlando di un sessantenne al capolinea, dopo le innumerevoli esperienze di vita, ma di un ventunenne. Chissà cosa ha visto, “di più”, Andrea. Ma di certo adesso è felice, consapevole di aver lasciato molto. A noi, piccolissimi mortali, non rimane che interpretarne l’esempio nel migliore dei modi possibile, cercando di carpirne l’essenza più profonda e nella speranza di arrivare a credere che su questa Terra, nulla si muova per caso.