E’ difficile essere dei buoni cristiani

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Oggi il male ci sfida irridendoci eppure noi dovremmo essere capaci di ricondurlo al bene perdonando.

Io pensavo: è giusto perdonare  chi ha commesso un delitto se avrà scontato una giusta pena e si sarà pentito.

Mi sbagliavo. Il Papa ( Udienza Generale Piazza San Pietro Mercoledì, 3 febbraio 2016) mi corregge e m’insegna che bisogna usare la stessa misericordia che Dio usa verso ciascuno di noi e quindi, come Dio, bisogna essere pronti sempre e comunque a perdonare.
WhatsApp Image 2017-05-27 at 18.14.46“Se pensiamo all’amministrazione legale della giustizia, vediamo che chi si ritiene vittima di un sopruso si rivolge al giudice in tribunale e chiede che venga fatta giustizia. Si tratta di una giustizia retributiva, che infligge una pena al colpevole, secondo il principio che a ciascuno deve essere dato ciò che gli è dovuto. Come recita il libro dei Proverbi: «Chi pratica la giustizia è destinato alla vita, ma chi persegue il male è destinato alla morte» (11,19). Anche Gesù ne parla nella parabola della vedova che andava ripetutamente dal giudice e gli chiedeva: «Fammi giustizia contro il mio avversario» (Lc 18,3).
Questa strada però non porta ancora alla vera giustizia perché in realtà non vince il male, ma semplicemente lo argina. È invece solo rispondendo ad esso con il bene che il male può essere veramente vinto.
Ecco allora un altro modo di fare giustizia che la Bibbia ci presenta come strada maestra da percorrere. Si tratta di un procedimento che evita il ricorso al tribunale e prevede che la vittima si rivolga direttamente al colpevole per invitarlo alla conversione, aiutandolo a capire che sta facendo il male, appellandosi alla sua coscienza. In questo modo, finalmente ravveduto e riconoscendo il proprio torto, egli può aprirsi al perdono che la parte lesa gli sta offrendo. E questo è bello: a seguito della persuasione di ciò che è male, il cuore si apre al perdono, che gli viene offerto. È questo il modo di risolvere i contrasti all’interno delle famiglie, nelle relazioni tra sposi o tra genitori e figli, dove l’offeso ama il colpevole e desidera salvare la relazione che lo lega all’altro. Non tagliare quella relazione, quel rapporto.Certo, questo è un cammino difficile. Richiede che chi ha subìto il torto sia pronto a perdonare e desideri la salvezza e il bene di chi lo ha offeso. Ma solo così la giustizia può trionfare, perché, se il colpevole riconosce il male fatto e smette di farlo, ecco che il male non c’è più, e colui che era ingiusto diventa giusto, perché perdonato e aiutato a ritrovare la via del bene. E qui c’entra proprio il perdono, la misericordia.”
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Però, Santità, se, come nel caso di Riina o dell’ISIS, il colpevole dice che nonostante il male fatto a una moltitudine di persone non ha niente di cui pentirsi?
Come potrà essere capace il vero cristiano, in questi casi, esercitare la giustizia e la misericordia nel modo che Lei suggerisce?

Vorrei tanto capire.

Benito Ciarlo

 

 

 

Saint Laurent chez Marçinoulle

 

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S’inerpica il sentiero tra le piante
di pini, di castagni, di betulle
e giunge sulla cima tra le sante
vestigia della chiesa a Marçinoulle:
Eremo incerto di pareti infrante,
di tetti aperti, di colonne brulle:
che il sogno fan rivivire, e l’incanto
del salmodiar a gloria di quel Santo.

Benito Ciarlo

RESISTERE AL MALE? Te lo dico in ottava rima…

Matteo 5:39 “se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra“.

RESISTERE AL MALE
(MEDITAZIONE IN OTTAVA RIMA)
E’ vero, Cristo disse: “Non reagire!”
“Per uno schiaffo tu non t’adirare
dài l’altra guancia e fallo per finire
e non ti costi molto il perdonare”.
Però facciam lo sforzo di capire:
è cosa buona e giusta anche lottare
contro ogni male con la vigoria
che il perfido maligno scacci via!
Benito Ciarlo 22/02/17

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Studio: Cecco del Caravaggio – Gesù scaccia i mercanti dal Tempio

 

Chi può essere così incoerente da indurirsi, appunto per amore di Cristo, a consentire ad un bruto di uccidere un bambino, pur potendo impedire l’aggressione? È assurdo appellarsi a un Vangelo della non violenza, si tratterebbe della più ridicola e irritante caricatura del Cristianesimo. Quel che si dice del singolo, vale con più ragione dello Stato,che deve tutelare la vita, l’onore, i beni, la libertà dei cittadini contro ogni ingiusto aggressore, ricorrendo – se necessario – anche alla forza.”

PER UNA PISTOLA DI SAPONE – LA TRAGEDIA DEL TRENO LOCALE 2811

Lunedì 25 gennaio del 1971 un tentativo di evasione di due delinquenti, durante il trasferimento in treno da un carcere all’altro, alla stazione di Novi Ligure,  si trasformò in una vera e propria carneficina.
Tutto ebbe inizio da una pistola di sapone colorata col nerofumo.
Riporto l’articolo dell’inviato de La Stampa che descrive, momento per momento (sembra di vedere un film), l’agghiacciante episodio

 

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C’erano una volta, a Serravalle Scrivia…

C’erano una volta, nell’area dell’Istituto Comprensivo Martiri della Benedicta di Serravalle Scrivia… una serra climatizzata avveniristica con una collezione di piante grasse in varietà e numero da far invidia a un orto botanico di prima classe, e una pista d’atletica per le performance dei giovani atleti delle scuole primarie e secondarie.

Mi sono sempre chiesto quanto costarono in termini di vecchie lire. Sicuramente molto perchè erano cose molto ben fatte.

Poi, come spesso avviene a Serravalle, piano piano è subentrata l’incuria.
Le piante sono morte, i vetri si sono riempiti di fango, la pista è stata soffocata dalle erbacce.
Le due strutture a vederle ora sembrano reperti di una antica civiltà fagocitati dalla jungla.

Chissà perchè.
I costi di gestione e di manutenzione eccessivi?
La perdita d’interesse?
Chissà.

Fatto sta che lo scempio di cui scrivo, rappresenta, a mio modo di vedere, un bel mucchio di quattrini pubblici buttati alle ortiche.
Senza contare l’insulto ad “decoro urbano”.

Lasciate, o benpensanti, che la nebbia

Lasciate, o benpensanti, che la nebbia
avvolga e celi agli occhi la collina.
Guardate il ghiaccio far a pezzi i rami!
Non invocate il vento, non verrebbe.
E conservate in cuore la scusante
della prossima neve, se neve sarà.

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L’ultima di una serie di incomprensibili stragi

Ogni tanto in questo strano Paese i figli decidono di massacrare i genitori per motivi che la mente umana, quella normale, non riesce a comprendere.
Si resta sgomenti, inorriditi dalla crudeltà, dal nessun valore che i giovani assassini danno alla vita dei loro congiunti, dalla incommensurabile mancanza di amore.
Fu così per Pietro Maso, per Erica e Omar, è così per i due ragazzi di Comacchio che hanno ucciso il papà e la mamma di uno dei due con un’ascia.

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