Lettura del VII Canto del Purgatorio

comune

COMUNE DI SERRAVALLE SCRIVIA

Provincia di Alessandria

 

Assessorato alla Comunicazione

Servizio Politiche Attive per la Collettività

Serravalle Scrivia.

Lettura del VII Canto del Purgatorio con Benito Ciarlo e Andrea Chaves.

Dante_24.03.2017Venerdì  24 marzo, alle 21.00, presso la Biblioteca Comunale “Roberto Allegri”.

Venerdì 24 marzo, alle 21.00, presso la Biblioteca Comunale “Roberto Allegri” di Serravalle Scrivia, continueranno gli appuntamenti dedicati a Dante e alla Divina Commedia. Benito Ciarlo e Andrea Chaves leggeranno e commenteranno il canto VII del Purgatorio, dove si parla dei prìncipi negligenti. Durante la serata sarà riservato uno spazio per ampliare la figura di Virgilio.

Sintesi del canto settimo

Sordello, dopo il primo momento di commozione nell’udire il nome della patria, vuole notizie precise sui due pellegrini: Virgilio risponde rivelando la propria identità al poeta mantovano, che si rivolge allora a lui chiamandolo gloria de’ Latin. Dopo aver spiegato che il loro viaggio è permesso da Dio e che egli proviene dal limbo, Virgilio chiede la strada più breve per giungere al vero purgatorio, ma Sordello ricorda che la legge del mondo della penitenza vieta di salire il monte durante la notte. Occorrerà cercare un luogo dove attendere l’alba. I tre poeti si avviano verso la “valletta fiorita”, dove si trovano i principi negligenti; coloro che, troppo presi dalle cure mondane, si pentirono solo alla fine della vîta. Circondati da una natura splendente di fiori e di profumi, essi cantano l’inno “Salve, Regina”, mentre Sordello, rimanendo sull’orlo della valle, indica ai due pellegrini i personaggi più noti: l’imperatore Rodolfo d’Asburgo, al quale Dante rivolge l’accusa di avere trascurato la situazione politica italiana, Ottocaro II di Boemia, Filippo III di Francia, Enrico I di Navarra, Pietro III d’Aragona con il figlio Pietro, Carlo I d’Angiò, Arrigo III d’Inghilterra, Guglielmo VII di Monferrato. Sottolinea infine la degenerazione dei loro discendenti, perché raramente la virtù si tramanda di padre in figlio, volendo Dio che tutti capiscano che essa non si riceve per eredità, ma proviene direttamente dal cielo.

Dante torna a Serravalle e ci porta in Purgatorio | Giornale7

Tornano gli appuntamenti con Dante e la sua “Divina Commedia” a Serravalle Scrivia. Venerdì sera alle 21 presso la Biblioteca Comunale “Roberto Allegri”, Benito Ciarlo e Andrea Chaves, forti del grande successo che le serate precedenti hanno sempre avuto, tornano per leggere e commentare un’opera tanto antica quanto attuale e fondamentale per la cultura italiana.

La serata sarà dedicata al VI canto del Purgatorio,…

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Dante 24 : 02 : 2017 – in Biblioteca

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Serravalle Scrivia.

Lettura del VI Canto del Purgatorio con Benito Ciarlo e Andrea Chaves.

Venerdì  24 febbraio, alle 21.00, presso la Biblioteca Comunale “Roberto Allegri”.

 

Venerdì 24 febbraio, alle 21.00, presso la Biblioteca Comunale “Roberto Allegri” di Serravalle Scrivia, continueranno gli appuntamenti dedicati a Dante e alla Divina Commedia. Benito Ciarlo e Andrea Chaves leggeranno e commenteranno il canto VI del Purgatorio che viene spesso definito il Canto di Sordello e dell’apostrofe contro l’Italia.

dante_24-02-2017

Si tratta di un canto politico in cui Dante impreca, con una sublime invettiva, alle discordie d’Italia e, perciò, fu il canto più caro agli uomini del nostro Risorgimento.

Questo canto corrisponde armonicamente agli altri due canti “politici”: il Sesto dell’Inferno e il Sesto del Paradiso. Nell’Inferno Ciacco delinea il dramma politico di Firenze del 1300, e nel Paradiso Giustiniano fa rivivere le plurisecolari vicende dell’Impero. Con perfetta simmetria, dunque, Dante si eleva gradatamente dalla visione politica particolare a una visione politica nazionale  e universale.

Sintesi

Le anime dei morti violentemente si stringono, per chiedere suffragi, intorno a Dante, che ha ripreso il suo cammino e che riconosce fra di loro molti noti personaggi del suo tempo. La richiesta di preghiere da parte dei penitenti provoca un dubbio nel Poeta, il quale ha presente l’affermazione da Virgilio fatta nell’Eneide circa l’inutilità della preghiera per mutare un decreto divino: ma, spiega il maestro, vana è solo la supplica non rivolta al vero Dio, mentre nel mondo cristiano essa, con il suo ardore, può muovere a misericordia la volontà celeste. Virgilio poi si accosta a un’anima isolata dalle altre perché venga loro indicata la via migliore per salire: ma quella risponde chiedendo notizie della patria e della vita dei due pellegrini. Non appena Virgilio pronuncia il nome di Mantova, l’ombra si protende verso di lui, rivelandosi: « lo sono Sordello e sono della tua stessa terra » e abbracciandolo. Dante di fronte a questa manifestazione di amore patrio inizia una violenta invettiva contro l’Italia, i cui cittadini hanno dimenticato ogni virtù e ogni concordia, combattendosi come nemici. Invano Giustiniano ha riorganizzato le leggi della vita civile, se la Chiesa, intervenendo in campo politico, impedisce all’imperatore di governare. Del resto gli ultimi imperatori, presi dai problemi della Germania, non si sono più curati né dell’Italia né della città imperiale per eccellenza, Roma. L’apostrofe termina con la visione di Firenze dilaniata dalle lotte interne e incapace di darsi uno stabile governo.

Sorgente: Comunicato Stampa – Dante_24_02_2017_in Biblioteca.doc – Documenti Google

Divina Commedia – Purgatorio – Canto quinto

SINTESI

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Pia de’ Tolomei

Riprende l’ascesa, quando le anime dei pigri, accorgendosi cbe Dante è  vivo, hanno esclamazioni di meraviglia che distraggono il Poeta; ma il richiamo del maestro al dovere spezza l’atmosfera di  ricordo, il richiamo familiare alla terra, che l’incontro con Belacqua aveva creato.

Nella seconda balza dell’Antipurgatorio, che i due poeti incontrano nella loro salita, appaiono gli spiriti di coloro che, uccisi violentemente, si pentirono prima di morire.

Tre personaggi si presentano  a Dante. Jacopo del Càssero, che descrive la sua tragica e solitaria fine per mano di sicari, dopo una fuga vana e disperata. Buonconte da Montefeltro, figlio di quel Guido che era stato protagonista del canto XXVII dell’Inferno, morto a Campaldino, e sul cui cadavere si accese una disputa tra l’angelo di Dio e un diavolo, finita questa volta con la salvezza dell’anima contesa. E, infine, una delicata e sensibile figura femminile, Pia senese, che chiude con una nota patetica e pudica anche sulla propria morte, questo canto dominato dall’ansia del superamento, dal dramma del dovere morale di staccasi dalla terra, che è già nel cuore di Dante, e che le figure dei morti di morte violenta paiono incarnare con il loro ricordo di sangue e di in pentimento in extremis, angoscioso ma sublime e liberatore.

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