Metempsicosi

Nulla di meglio che ridestarsi coniglio in Wonderland

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CICIAR’ I NU VUDDRU (poesia dialettale con traduzione) – FENOMENI EFFIMERI

 

Esiste una varietà di ceci (che a Montalto chiamiamo “Ciciari i nu vuddru” che sembrano diventino morbidi con la prima bollitura, e che, invece, restano duri comunque li si continui a cucinare.
Con “ciciaru i nu vuddru” il montaltese identifica quelle persone che cominciano a far le cose con tanto entusiasmo ma, o non le portano mai a termine o deviano molto, in peggio, da progetto originale. 

Così è detto – per estensione – ogni fenomeno effimero.

L'immagine può contenere: cielo, spazio all'aperto e natura

CICIAR’ I NU VUDDRU

U viantu rupula,
ddràbbàsciu allampa,
truoni ca paranu 
spari da fera.
Chiova a ziffunnu.

Ma priastu scampa.

********

Traduzione

CECI CHE BOLLONO UNA VOLTA SOLA (E RESTANO DURI)

FENOMENI EFFIMERI

Il vento turbina,
laggiù lampeggia,
tuoni che sembrano
fuochi artificiali.
Piove a dirotto.

Ma presto smette.

Il furto della Gioconda (via: FINESTRE SULL’ARTE)

Tra il 21 e il 22 agosto 1911 l’italiano Vincenzo Peruggia
rubò la Gioconda di Leonardo da Vinci
mettendo a segno il furto d’arte più famoso della storia.

“E ora ridateci la Gioconda”. A chi di voi non si stampa un sorriso compiaciuto sul volto nel ricordare questo slogan?! Eppure i francesi sono innocenti, e la rocambolesca storia della Giocondadi Leonardo da Vinci, può confermarlo.

Tra il 1502 e il 1503, Leonardo si trovava a Firenze e accettò di buon grado l’offerta del mercante Francesco del Giocondo che, nel tentativo di ostentare la propria ascesa sociale, gli commissionò il ritratto della moglie, Lisa Gherardini. Il mercante, però, non aveva fatto bene i conti con la risaputa mania di perfezione del maestro che lavorò al dipinto per ben quattro anni; nel 1507 lo portò con sé a Milano e continuò a ritoccarlo ancora fino al 1513. Morale della storia: il ritratto non fu mai consegnato ai due coniugi del Giocondo, anzi nel 1517 prese addirittura la via della Francia. Leonardo lo portò con sé ad Amboise quando fu chiamato a lavorare come pittore di corte presso il re Francesco I e dopo la sua morte la Gioconda entrò a far parte delle collezioni reali francesi, per poi essere trasferita di volta in volta nelle varie residenze dei sovrani succedutisi, fino ad approdare nel museo simbolo della rivoluzione, il Louvre, senza destare particolare attenzione. Napoleone la spostò nuovamente per ornare la camera da letto di Joséphine alle Tuileries, ma tornò poco dopo al Louvre dove artisti e scrittori – ormai nel pieno della temperie romantica – iniziarono a guardare Monna Lisa con occhi diversi. Nell’immaginario collettivo la donna dal sorriso sardonico divenne l’emblema della sensualità femminile, una femme fatale, avvolta da un alone di mistero e di alchimia, come del resto è successo per il suo autore, artista, scienziato, genio, quasi mago.

La fama del dipinto è cresciuta poi a dismisura in seguito a questa singolare vicenda: la mattina del 22 agosto 1911 il pittore francese Louis Béroud si era recato di buon’ora al Louvre, chiuso al pubblico come ogni lunedì, per svolgere il suo lavoro da copista. Aveva intenzione di ritrarre proprio la Gioconda. Ma giunto davanti alla parete si accorse che il quadro non c’era. Davanti a lui il muro era vuoto e il dipinto sparito.

Leonardo da Vinci, La Gioconda
Leonardo da Vinci, La Gioconda (1503-1513 circa; olio su tavola, 77 x 53 cm; Parigi, Louvre)

Quegli attimi ci vengono raccontati da un articolo pubblicato su Le Figaro, nell’edizione del 23 agosto. All’inizio, il brigadiere Poupardin, allertato da Béroud, pensava che la Gioconda fosse stata spostata nello studio fotografico Braun, dal quale il Louvre si riforniva e che era autorizzato al trasporto delle opere per fotografarle (a condizione di non spostarle negli orari di apertura del museo al pubblico). Tuttavia, il quadro non si trovava nell’atelier e ci si dovette render conto dell’evidenza che era stato rubato, e che dell’opera non rimanevano che la cornice e il vetro, abbandonati dal ladro all’interno del Louvre. Le sale furono evacuate, tutte le porte del museo furono chiuse e il personale fu subito convocato per i primi interrogatori di rito.

Si trattava del primo grande furto di un’opera d’arte da un museo: il colpo del secolo. Immediatamente la polizia francese iniziò ad interrogare tutti coloro che erano stati al Louvre durante alcuni lavori di manutenzione, ma senza alcun risultato. Alcuni sospetti caddero su un gruppo di operai che il giorno precedente, il lunedì (già allora giorno di chiusura al pubblico), era stato visto davanti alla Gioconda, ma risultò che erano puliti. Furono poi sospettati Apollinaire e Picasso (il primo anche arrestato) per aver sempre palesato la voglia di svuotare i musei e di riempirli con le loro opere. Ovviamente si trattava di megalomanie da artisti. Le autorità francesi pensavano addirittura ad un colpo di Stato dei tedeschi, che non solo stavano tentando di rubargli le colonie in Africa, ma tentavano anche di depredarli dei loro capolavori. Insomma, le pagine dei giornali parlarono a lungo della vicenda e il Louvre rimase per ben due anni sconvolto e senza la sua Monna Lisa, fino al 1913, quando il quadro comparve a Firenze.

Il furto della Gioconda su Le Petit Parisien
Il furto della Gioconda su Le Petit Parisien

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La mia terra è disfatta

Wendy Ortiz Insta: wendyortizartLa mia terra è disfatta.
Nè Dio nè Satanasso
Riusciranno, però,
a farla inginocchiar ancora.
Alla prossima prova
Si vestirà col lutto degli antichi
Senza versare lacrime nè canti,
E aspetterà ritta sulle sue gambe
che i mari la sommergano.
Pronta ad emerger fiera dalla spuma
Per sottrarre agli dei l’inutile vittoria.

E’ difficile essere dei buoni cristiani

stragi-di-mafia-molte-indagini-non-tutta-la-verita-capaci

Oggi il male ci sfida irridendoci eppure noi dovremmo essere capaci di ricondurlo al bene perdonando.

Io pensavo: è giusto perdonare  chi ha commesso un delitto se avrà scontato una giusta pena e si sarà pentito.

Mi sbagliavo. Il Papa ( Udienza Generale Piazza San Pietro Mercoledì, 3 febbraio 2016) mi corregge e m’insegna che bisogna usare la stessa misericordia che Dio usa verso ciascuno di noi e quindi, come Dio, bisogna essere pronti sempre e comunque a perdonare.
WhatsApp Image 2017-05-27 at 18.14.46“Se pensiamo all’amministrazione legale della giustizia, vediamo che chi si ritiene vittima di un sopruso si rivolge al giudice in tribunale e chiede che venga fatta giustizia. Si tratta di una giustizia retributiva, che infligge una pena al colpevole, secondo il principio che a ciascuno deve essere dato ciò che gli è dovuto. Come recita il libro dei Proverbi: «Chi pratica la giustizia è destinato alla vita, ma chi persegue il male è destinato alla morte» (11,19). Anche Gesù ne parla nella parabola della vedova che andava ripetutamente dal giudice e gli chiedeva: «Fammi giustizia contro il mio avversario» (Lc 18,3).
Questa strada però non porta ancora alla vera giustizia perché in realtà non vince il male, ma semplicemente lo argina. È invece solo rispondendo ad esso con il bene che il male può essere veramente vinto.
Ecco allora un altro modo di fare giustizia che la Bibbia ci presenta come strada maestra da percorrere. Si tratta di un procedimento che evita il ricorso al tribunale e prevede che la vittima si rivolga direttamente al colpevole per invitarlo alla conversione, aiutandolo a capire che sta facendo il male, appellandosi alla sua coscienza. In questo modo, finalmente ravveduto e riconoscendo il proprio torto, egli può aprirsi al perdono che la parte lesa gli sta offrendo. E questo è bello: a seguito della persuasione di ciò che è male, il cuore si apre al perdono, che gli viene offerto. È questo il modo di risolvere i contrasti all’interno delle famiglie, nelle relazioni tra sposi o tra genitori e figli, dove l’offeso ama il colpevole e desidera salvare la relazione che lo lega all’altro. Non tagliare quella relazione, quel rapporto.Certo, questo è un cammino difficile. Richiede che chi ha subìto il torto sia pronto a perdonare e desideri la salvezza e il bene di chi lo ha offeso. Ma solo così la giustizia può trionfare, perché, se il colpevole riconosce il male fatto e smette di farlo, ecco che il male non c’è più, e colui che era ingiusto diventa giusto, perché perdonato e aiutato a ritrovare la via del bene. E qui c’entra proprio il perdono, la misericordia.”
Risultati immagini per strage isis cristiani
Però, Santità, se, come nel caso di Riina o dell’ISIS, il colpevole dice che nonostante il male fatto a una moltitudine di persone non ha niente di cui pentirsi?
Come potrà essere capace il vero cristiano, in questi casi, esercitare la giustizia e la misericordia nel modo che Lei suggerisce?

Vorrei tanto capire.

Benito Ciarlo

 

 

 

Epitalamio di Pablo Neruda – Poesie d’autore

Ricordi quando
d' inverno
giungemmo all'isola?
Il mare verso di noi innalzava
una coppa di freddo.
Alle pareti i rampicanti
sussurravano lasciando
cadere foglie oscure
al nostro passaggio.
Anche tu eri una Piccola foglia
che tremava sul mio petto.
Il vento della vita ti pose lì.
Dapprima non ti vidi; non seppi
che camminavi con me,
finché le tue radici
perforarono il mio petto,
s'unirono ai fili del mio sangue,
parlarono per la mia bocca,
fiorirono con me.
Così fu inavvertita la tua presenza,
foglia o ramo invisibile
e il Mio cuore d'improvviso
si Popolò di frutti e di suoni.
Abitasti la casa
che t'attendeva oscura,
e allora accendesti le lampade.
Ricordi, amor mio,
i nostri primi passi nell'isola?
Le pietre grige ci riconobbero,
le raffiche della pioggia,
le grida del vento nell' ombra.
Ma il fuoco fu
il nostro unico amico,
vicino ad esso stringemmo
con quattro braccia, nell'inverno,
il dolce amore.
Il fuoco vide crescere nudo il nostro amore
fino a toccare stelle nascoste,
e vide nascere e morire il dolore
come una spada spezzata
contro l'amore invincibile.
Ricordi,
oh addormentata nella mia ombra,
come da te cresceva
il sonno,
dal tuo petto nudo,
aperto con le sue cupole gemelle,
verso il mare, verso il vento dell'isola,
e come io nel tuo sogno navigavo
libero, nel mare e nel vento,
legato e sommerso tuttavia
all'azzurro volume della tua dolcezza?
O dolce, dolce mia,
mutò la primavera
i muri dell'isola.
Apparve un fiore come una goccia
di sangue color d'arancia,
poi i colori scaricarono
tutto il loro peso puro.
Il mare riconquistò la sua trasparenza,
la notte su nel cielo
mise in mostra i suoi grappoli,
e ormai tutte le cose sussurrarono
il nostro nome d'amore; pietra a pietra
dissero il nostro nome e il nostro bacio.
L'isola di pietra e di muschio
risuonò nel segreto delle sue grotte
come nella tua bocca il canto,
e il fiore che nasceva
tra gli interstizi della pietra
con la sua sillaba segreta
disse mentre passavi il tuo nome
di pianta bruciante,
e la scoscesa roccia innalzata
come il muro del mondo
riconobbe il mio canto, beneamata,
e tutte le cose dissero
il tuo amore, il mio amore, amata,
perché la terra, il tempo, il mare, l'isola,
la vita, la marea,
il germe che dischiude
le sue labbra nella terra,
il fiore divoratore,
il movimento della primavera,
tutto ci riconosce.
Il nostro amore è nato
fuori delle pareti,
nel vento,
nella notte,
nella terra,
e per questo l'argilla e la corolla,
il fango e le radici
sanno come ti chiami,
e sanno che la mia bocca
si unì alla tua
perché nella terra ci seminarono insieme
solo senza che noi lo sapessimo,
e che cresciamo insieme
e insieme fioriamo,
e per questo
quando passiamo
il tuo nome è nei petali
della rosa che cresce nella pietra,
il mio nome È nelle grotte.
Tutti lo sanno,
non abbiamo segreti,
siamo cresciuti insieme,
ma non lo sapevamo.
Il mare conosce il nostro amore, le pietre
dell'altura rocciosa
sanno che i nostri baci fiorirono
con purezza infinita,
come una bocca scarlatta
albeggia nei loro interstizi:
così conoscono il nostro amore e il bacio
che uniscono la tua bocca e la mia
in un fiore eterno.
Amore mio,
la primavera dolce,
fiore e mare, ci circondano.
Non la scambiamo
per il nostro inverno,
quando il vento
incominciò a decifrare il tuo nome
che oggi ripete a tutte l'ore,
quando
le foglie non sapevano
che tu eri una foglia,
quando
le radici
non sapevano che tu mi cercavi
nel mio petto.
Amore, amore,
la primavera
ci offre il cielo,
ma la terra oscura
È il nostro nome,
il nostro amore appartiene
a tutto il tempo e alla terra.
Amandoci, il mio braccio
sotto il tuo collo d'arena,
aspetteremo
come cambiano la terra e il tempo
nell'isola,
come cadono le foglie
dei rampicanti taciturni ,
come se ne va l'autunno
dalla finestra rotta.
Ma noi
stiamo attendendo
il nostro amico,
il nostro amico dagli occhi rossi,
il fuoco,
quando di nuovo il vento
scuoterà le frontiere dell'isola
e disconoscerà il nome
di tutti,
l'inverno
ci cercherà, amor mio,
sempre,
ci cercherà, perché lo conosciamo,
perché non lo temiamo,
perché abbiamo
con noi
il fuoco
per sempre.
Abbiamo
la terra con noi,
per sempre,
la primavera con noi,
per sempre,
e quando si staccherà
dai rampicanti
una foglia,
tu sai amor mio
che nome sta scritto
su quella foglia,
un nome che è il tuo ed è il mio,
i nostri nomi d'amore, un solo
essere la freccia
che trapassò l'inverno,
l'amore invincibile,
il fuoco dei giorni,
una foglia
che mi cadde sul petto,
una foglia dell'albero
della vita
che fece nido e cantò,
che mise radici
che diede fiori e frutti.
Così vedi, amor mio,
come vado
per l'isola,
Per il mondo,
sicuro in mezzo alla primavera,
pazzo di luce nel freddo,
camminando tranquillo nel fuoco,
sollevando il tuo peso
di petali tra le mie braccia,
come se mai avessi camminato
se non con te, anima mia,
come se non sapessi camminare
se non con te,
come se non sapessi cantare
se non quando tu canti.

Sorgente: Epitalamio di Pablo Neruda – Poesie d’autore

Pablo Neruda

Pablo Neruda

Pablo Neruda, nome d’arte di Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basoalto è stato un poeta, diplomatico e politico cileno, considerato una delle più importanti figure della letteratura latino americana contemporanea. – Continua su Wikipedia

Guardate come sono contenti gli americani del loro giocattolino – la chiamano “La madre di tutte le bombe” e serve per UCCIDERE la GENTE. Che schifo!

My Rebellion

zzzGuardate come sono contenti gli americani del loro giocattolino – la chiamano “La madre di tutte le bombe” e serve per UCCIDERE la GENTE. Che schifo!

La ‘Madre di tutte le bombe’. E’ soprannominata così la GBU-43, la MOAB, usata dagli americani sull’Afghanistan per combattere l’Is. Il costo di ogni singola bomba è di oltre 14 milioni di dollari. L’ordigno ha un sistema di guida satellitare GPS e un raggio d’azione di 150 metri. Sperimentata in Florida tre giorni dopo l’invasione dell’Iraq, è considerata, data la sua potenza, anche un’arma psicologica. E’ operativa dal 1º aprile 2003, come si vede in questo video, girato durante un test di prova.

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